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Terex, produzione delocalizzata in Francia? Gli operai iniziano la lotta

La storia della Terex è quella delle ex Fantuzzi Reggiane, poi vendute a una multinazionale americana che ora vorrebbe far produrre lo Stacker, un muletto telescopico core business dell'azienda, in Francia. Per i lavoratori sarebbe la fine. Annunciati 90 esuberi su 200 occupati

Non tute blu ma bianche e rosse con il nome del lavoratore scritto sopra. Da via Cisa sono in tante radunate davanti agli ingressi della fabbrica.  gli operai della Terex, l’azienda la cui proprietà, dopo la vendita dell'ex Fantuzzi Reggiane, è di una multinazionale americana, che produce i muletti sollevatori che vediamo utilizzare ogni giorni nei porti di tutta Italia. Un’eccellenza del polo di Lentigione, a pochi chilometri di Sorbolo dove ogni mattina vanno al lavoro operai che vengono dalla Bassa parmense, da Colorno, da Sorbolo e anche da Parma.

Un’azienda, che conta più di 200 dipendenti tra operai ed impiegati, che rischia di chiudere. La proprietà infatti vorrebbe far produrre lo Stacker, un modello di muletto telescopico che rappresenta il core business dell’azienda, in territorio francese. Il piano industriale anche se non ancora ufficiale è stato anticipato ai lavoratori: o la chiusura totale o 90 esuberi, di cui 60 sarebbero impiegati. 

Dopo la chiusura delle sedi di Monfalcone, Reggio Emilia e Bagnolo infatti molti lavoratori dell’ufficio sono stati spostati qui. Stamattina, lunedì 20 maggio 2013, la protesta è iniziata con due ore di sciopero in concomitanza con l’incontro delle Rsu con la proprietà per cercare di arrivare ad una mediazione. Ma se la soluzione non verrà trovata la protesta non si fermerà. Alcuni lavoratori sono rimasti dentro ma la maggior parte hanno incrociato le braccia. 


Gli operai fuori dai cancelli non ci stanno, alcuni lavorano alla Terex da più di 15 anni e non si vogliono arrendere. “Io sono di Parma e lavoro qui da circa 7 anni -ci dice un lavoratore. "Abbiamo sentito che il piano industriale dell’azienda prevede 90 esuberi. Stamattina siamo in sciopero per due ore, attendiamo l’esito del confronto tra la proprietà e le Rsu. Speriamo bene ma l’atmosfera non è delle migliori: se decidono che lo Stacker verrà prodotto in Francia per noi sarà la fine. L’azienda dovrà chiudere: le commesse finiranno entro breve”.

Un altro operaio, oggi in sciopero, viene da Colorno: “Lavoro qui da 10 anni. La storia di questa azienda, l’ex Fantuzzi Reggiane, è travagliata: sono state chiuse già tre sedi negli ultimi 3 anni. A Reggio Emilia, a Monfalcone a a Bagnolo. Rimaniano solo noi. E ora rischiamo una riorganizzazione molto pesante: 60 impiegati e 30 operai rischiano di essere lasciati a casa”. 

Gli operai della Terex hanno progettato anche un prototipo per un nuovo muletto telescopico che, una volta finito, rischia di non produrre effetti positivi per la produzione in loco. C’è il rischio infatti che il prototipo possa essere poi sviluppato in Francia. Così come c’è il rischio che alcuni macchinari vengano spostati. “Nei prossimi giorni decideremo come fare -dicono i lavoratori- sicuramente non accettiamo questa condizione e difenderemo il nostro posto di lavoro”. 

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