Traffico di armi clandestine dalla Croazia: famiglia in arresto

I carabinieri del Nucleo investigativo di Parma ha arrestato 6 persone nell'ambito dell'inchiesta denominata "Family Guns". Per tutti l'accusa è di acquisto, detenzione e ricettazione di armi da sparo clandestine

Una pistola Browning senza marca e matricola, un revolver Ronchi calibro 6, una carabina, una katana giapponese, un pugnale e 140 cartucce. Questo il “bottino” messo a segno giovedì scorso dai carabinieri del Nucleo investigativo di Parma nell'ambito dell'inchiesta denominata “Family Guns”.

In manette i quattro componenti di una famiglia in parte di origini croate: L.J, classe 1958, la figlia L.J, il marito B.T.  e il cognato B.C., questi ultimi entrambi di Parma. A loro si aggiungono altri due parmigiani L.L., nella cui abitazione sono state rinvenute le armi, e S.R., arrestato il 7 novembre scorso.

Proprio questo primo arresto ha rappresentato il punto di svolta delle indagini che da tempo vedevano al centro il capofamiglia L.J., già arrestato nel 2005 per detenzione illegale di armi di provenienza estera, attraverso una fitta rete di intercettazioni. Secondo gli inquirenti era lui ad occuparsi principalmente del reperimento e del trasporto delle armi, anche se in alcune occasioni è stata la figlia a prendere le redini degli affari. Il resto della famiglia curava invece la vendita attraverso contatti locali. Dalle intercettazioni è emerso poi che il gruppo si preparava a fare un salto di qualità cercando i contatti "giusti" per piazzare un Kalashnikov, una vera e propria arma da guerra. In questo caso l'affare è però sfumato in quanto i quattro non sono riusciti a rintracciare nessun cliente “mafioso” interessato all’acquisto.

Il Giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli ha quindi disposto l'arresto e il carcere per il capofamiglia e S.R., mentre gli altri tre componenti del gruppo sono stati posti ai domiciliari. Per tutti l'accusa è di acquisto, detenzione e ricettazione di armi da sparo clandestine. Le armi recuperate in casa di S.R. sono state infine inviate ai Ris che adesso dovranno verificare se siano o meno state usate per commettere qualche delitto.

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