Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Trattamenti radioterapici per i bambini, quando una maschera di Catboy fa la differenza

Alla Radioterapia dell’Ospedale di Parma i pazienti più piccoli entrano in un’astronave per cercare gli alieni: grazie ad un lavoro di equipe con l’Oncoematologia pediatrica e al supporto di Giocamico anche la cura diventa più tollerata

Esiste un mondo dove un acceleratore lineare diventa un’astronave e il paziente un supereroe a caccia di alieni cattivi. E così, anche un trattamento radioterapico può essere affrontato da un bambino senza essere addormentato e senza ansia, ma con l’orgoglio di avercela fatta. Succede alla Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma dove, fin dal 2017, si è impostato un approccio alla cura che prevede il coinvolgimento non solo della famiglia ma soprattutto del paziente, in una collaborazione multidisciplinare con l’Oncoematologia pediatrica.

“Trattare un bambino oncologico è sempre una sfida – afferma la direttrice della Radioterapia Nunziata D’Abbiero -. Una diagnosi di questo tipo sconvolge un’intera famiglia e il nostro compito è riuscire a trattare un bambino anche piccolo in una stanza chiamata bunker con un’apparecchiatura impattante. Ma insieme agli educatori di Giocamico cerchiamo il modo per coinvolgere il bambino e la famiglia e il gioco si rivela sempre un’arma formidabile”.

“Il bambino diventa l’attore principale del gioco, della storia che, insieme agli educatori, utilizza per prepararsi ad affrontare l’esame, permettendo di ridurre l’impatto emotivo ed aumentare la compliance terapeutica. L’ansia anticipatoria, in questo modo, potrà essere ridotta e così permettere al giovane paziente di affrontare con maggiore benessere e serenità la cura stessa” affermano gli educatori di Giocamico.

Anche il personale medico del reparto si è messo a disposizione per dipingere le maschere utilizzate per alcuni trattamenti con i colori dei supereroi dei fumetti, a richiesta del paziente. “In questo modo – aggiunge la dottoressa D’Abbiero - ci siamo accorti che anche bambini molto piccoli riescono a fare il trattamento senza essere addormentati e si sentono di fare qualcosa di grande, orgogliosi di farlo. Abbiamo sempre messo a disposizione dei piccoli pazienti il meglio della tecnologia disponibile. Per esempio, per quanto riguarda il trattamento dei medulloblastomi, che prevede l’irradiazione di tutto l’asse cranio-spinale, siamo l’unico centro in Italia ad aver implementato un algoritmo per eseguire questi trattamenti con paziente supino anziché prono e in tempi di erogazione per ciascuna seduta molto ridotti. Abbiamo anche utilizzato il sistema HyperArc per trattare dei bambini con gliomi del ponte riducendo la dose di radiazioni all’orecchio interno senza quindi provocare acufeni e/o sordità”.

“Per ogni singolo paziente c’è tanto lavoro alle spalle, che coinvolge un gruppo multidisciplinare che mette in atto le indicazioni degli attuali protocolli internazionali – ribadisce la direttrice dell’Oncoematologia pediatrica Patrizia Bertolini. I trattamenti sono complessi ma un piccolo paziente che riesce ad affrontare la radioterapia senza traumi, senza pianti, senza necessità di ricovero in ospedale, ma potendo tornare subito a casa sua, guadagna tempo e vita. E’ un grande risultato per tutta l’équipe che lo sta curando”.  

L’esperienza che stanno vivendo nel reparto di Radioterapia è raccontata in un video realizzato da Giocamico, associazione che da oltre 20 anni crede nel gioco come fondamentale alleato per preparare i piccoli pazienti ad affrontare il loro percorso di cura e i momenti più difficili come Risonanza, Comparto Operatorio o Radioterapia. L’esperienza continuerà a crescere nel Centro oncologico in corso di realizzazione dove è prevista una stanza trasformista adatta a tutte le età, con le apparecchiature in miniatura e le maschere da supereroi, per spiegare ai bambini che gli alieni non devono fare paura.

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