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Giovedì, 11 Agosto 2022
Cronaca

Bonus edilizi per lavori mai eseguiti, sequestrati crediti d'imposta fittizi per oltre 110 milioni di euro: 4 misure cautelari

Maxi operazione della Guardia di finanza: alcuni dei 12 indagati, che hanno ceduto crediti per lavori milionari, percepivano il reddito di cittadinanza

Bonus edilizi per lavori mai eseguiti e riferiti ad immobili inesistenti. Crediti d'imposta illeciti per oltre 110 milioni di euro. Quattro misure cautelari, di cui tre in carcere, dodici indagati. Sono questi i numeri della maxi operazione della guardia di finanza di Parma -  con le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma -  che ha portato al sequestro preventivo di oltre 96 milioni di euro, che si aggiungono agli oltre 13 milioni sequestrati nel mese di aprile. I reati a vario titolo contestati nell'ambito dell'indagine sono: l'emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, la truffa aggravata ai danni di ente pubblico, l'autoriciclaggio e riciclaggio. 

Nella giornata di ieri i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma hanno eseguito un'ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e contestuale decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma, su richiesta della Procura della Repubblica. 

Con l'ordinanza sono state disposte quattro misure cautelari personali, di cui tre in carcere e una agli arresti domiciliari. Con il decreto è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 96 mila euro di crediti di imposta, che si aggiungono agli oltre 13 milioni di euro già sottoposti a sequestro il 21 aprile nell'ambito della medesima indagine, per un totale di oltre 110 milioni di euro di crediti d'imposta ritenuti fittizi (in quanto riferiti a lavori edilizi mai eseguiti) sottoposti a sequestro. 

Si tratta di crediti d'imposta connessi ai "bonus facciata", "eco bonus" e "sisma bonus", introdotti tra le misure di sostegno emanate dal Governo con il cosiddetto decreto rilancio, durante la fase più acuta dell'emergenza sanitaria da Covid-19, per aiutare imprese, professionisti e privati in difficoltà. La norma ha previsto la possibilità di cedere il credito d'imposta a soggetti terzi, inclusi istituti di credito e intermediari finanziari. 

Nel corso della complessiva operazione condotta tra aprile ed il 5 luglio, sono state contestualmente eseguite perquisizioni a Parma e provincia, nonchè in Lombardia e nel Lazio, con il supporto dei Reparti del Corpo territorialmente competenti e l'ausilio di cash-dog, ossia unità cinofile addestrate dalla Guardia di Finanza a fiutare l'odore dei soldi. 

Le attività di polizia giudiziaria, dirette dalla Procura della Repubblica di Parma e svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Parma, traggono origine dall'esame condotto dai finanzieri nell'ambito dell'autonoma attività antiriciclaggio di due segnalazioni di operazioni finanziarie sospette (cosiddette S.O.S.) del febbraio 2022 riferite ad una società per azioni, avente sede legale e luogo di esercizio in Parma. 

In particolare, la società parmigiana avrebbe ricevuto, per il tramite di terzi soggetti, una provvista di denaro formatasi a seguito della monetizzazione di crediti d'imposta legati a "sisma bonus", "eco bonus" e "bonus facciata", procedendo poi a trasferire detta somma all'estero, su un rapporto bancario lituano riconducibile ad un trust svizzero. 

Partendo dall'analisi di tale operazione e ricostruendo l'origine del flusso finanziario, i finanzieri hanno individuato il soggetto che "a monte" avrebbe costituito il credito d'imposta fittizio per oltre 13 miliono di euro, l'intera catena cui lo stesso è stato ceduto e colui che lo ha in parte monetizzato attraverso la cessione a Poste Italiane. 

I conseguenti approfondimenti condotti sui componenti dell'intricata "catena di cessione" hanno consentito di individuare, secondo la Procura della Repubblica, alcune persone che, oltre ad essere parte della catena, avrebbero a loro volta creato nuovi crediti d'imposta derivanti da interventi edilizi mai effettuati per ulteriori 96 milioni di euro, per un totale di oltre 110 milioni di euro. 

Secondo l'ipotesi accusatoria, quel che appare dalle indagini è un complesso sistema finalizzato alla creazione di crediti d'imposta fittizi per lavori edilizi mai eseguiti, alla successiva "frammentazione" verso molteplici soggetti economici generalmente privi di consistenza economica elo operativa, e alla monetizzazione presso Poste Italiane S.p.A. 

La tempestività delle indagini, avviate a fine febbraio, ha consentito di sequestrare l'intero ammontare dei crediti fittizi creati e di impedire per la quota di 100 milioni di euro, ossia il 90% del totale- l'imminente monetizzazione presso istituti di credito. 

Per il Gip, plurimi elementi portano a ritenere che le vicende oggetto di indagine siano riconducibili alla medesima regia che ha saputo creare un vero e proprio sistema di frode ai danni del Fisco e di soggetti disposti a monetizzare i crediti fittizi. 

I soggetti individuati, di cui quattro tratti in arresto, hanno comunicato all'Agenzia delle Entrate, attraverso l'inserimento nell'apposito portale, la disponibilità di crediti fiscali per l'ammontare di diversi milioni di euro ciascuno, che hanno dichiarato di aver ricevuto a fronte di fantomatici interventi di "recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, rischio sismico, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica". 

In effetti, dalla documentazione acquisita è emerso come i dati catastali comunicati dai soggetti indagati siano riferiti a n. 281 immobili inesistenti, n. 23 immobili ubicati in comuni soppressi da tempo (anche nei primi anni del secolo scorso) e decine di altri immobili di proprietà di terzi soggetti, estranei alle condotte. 

Oltre all'inesistenza degli immobili, nel corso delle indagini è emerso come sia i soggetti che hanno "creato" i crediti fittizi che le imprese inserite nella filiera di cessione dei crediti stessi fossero, in realtà, privi di consistenza economica e operativa, circostanza desunta, tra gli altri, dai seguenti elementi: sostanziale assenza di redditi; mancato pagamento di imposte a debito; assenza di fatture di acquisto emesse elo ricevute; assenza di proprietà immobiliari, di sedi effettive e di utenze intestate.  

Secondo la ricostruzione investigativa, decine di imprese sarebbero state costituite ed utilizzate con il fine esclusivo di trasferirvi i crediti di imposta inesistenti, destinati alla futura monetizzazione, polverizzandoli in tante successive cessioni di minori importi in modo da dissimularne l'illiceità, far perdere le tracce dei crediti fittizi e rendere più difficoltosa la ricostruzione del meccanismo di frode. 

A titolo esemplificativo, presso il medesimo notaio e ad iniziativa del med promotore, due delle persone destinatarie di custodia cautelare in carcere hanno costituito - ciascuno in un solo giorno- 10 società a responsabilità limitata semplificata (con sedi in parti diverse del territorio nazionale: Padova, Treviso, Verona, Venezia, Vicenza, Genova, Imperia, Rovigo, La Spezia, Belluno), immediatamente utilizzate per veicolare in più passaggi crediti d'imposta fittizi creati dai medesimi soggetti in qualità di persone fisiche. 

Ancora, le due persone avrebbero creato dal nulla, rispettivamente 13 milioni e 14 milioni di crediti a fronte di lavori inesistenti per scambiarseli in parte reciprocamente e dare seguito alla catena di cessioni. 

A casa di un altro indagato destinatario di misura cautelare in carcere - indiziato di aver creato dal nulla 23 milioni di crediti fittizi, sono stati rivenuti atti e documentazione bancaria riferiti ad altri soggetti a vario titolo coinvolti nella truffa. Pertanto, secondo l'ipotesi d'accusa, condivisa dal GIP, non si tratterebbe di un mero esecutore di ordini altrui, bensì di un soggetto in grado di gestire gli altri indagati. 

E emerso che i 12 indagati che hanno ceduto crediti di imposta per fittizi lavori milionari sono risultati percettori di reddito di cittadinanza e che molti altri indagati vantano, invece, numerosi precedenti penali per truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, rapina, furto, uso illecito di carte di credito e reati in materia di stupefacenti. 

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