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Truffa ai danni di una ditta informatica: sottratti tablet e pc per oltre 40 mila euro

Quattro persone, una donna e tre uomimi, si fingevano dipendenti di società per effettuare gli ordini: le fatture rimanevano inevase. Una 50enne era a capo della 'banda': incastrata dagli agenti della Questura di Parma

Hanno truffato una ditta parmigiana che si occupa della vendita di materiale informatico, effettuando due grossi ordini di acquisto senza poi saldare il conto e spacciandosi per dipendenti di alcune società reali con cui in realtà non avevano nulla a che fare, se non una passata esperienza lavorativa. Quattro persone, tre uomini ed una donna, che era a capo della banda, sono state denunciate dalla Polizia per truffa aggravata in concorso, sostituzione di persona in concorso e tentata truffa. I denunciati sono S. C., 50enne nata a Carpi ma residente nel parmense, L. M. di 61 anni nato a Bergamo residente in provincia di Brescia, B. P., 56enne nato a Milano ma residente a Parma e A. A., 55 anni, tutti pregiudicati

Il modus operandi

I quattro hanno agito a Parma lo scorso anno ai danni di una ditta di vendita materiale informatico operante in città. Il tutto è cominciato quando S. C. ha effettuato un primo ordine di merce dal valore di quasi 13.000 euro, millantando di essere la dipendente di una società di Parma la “T* S.R.L”. L’ordine riguardava diversi computer, tablet e telefoni. Dopo qualche settimana, la vittima si è visto recapitare un secondo ordine di merce, questa volta da un sedicente studio tecnico con sede a Parma “R* I* M* G* S.R.L.”, per il valore complessivo di oltre 29.000 euro. In entrambi i casi gli ordini erano stati preceduti da un fitto scambio di email tra la vittima ed i truffatori, con tanto di preventivi e rassicurazioni di vario tipo sulla serietà e la robustezza delle aziende compratrici. Nel secondo caso era stato addirittura costruito un sito che pubblicizzava le attività dell’aziende e le varie collaborazioni tra le quali era citato anche l’Expo di Milano. Consegnata la merce è stato poi atteso invano il pagamento concordato che sarebbe dovuto avvenire in entrambi i casi entro 30 giorni. 

Denunciate le due truffe, dopo qualche mese, è arrivata una terza richiesta di fornitura. Questa volta a contattare la vittima era la sedicente responsabile della società “S*. d* G*.” con sede in provincia di Parma ed anche il questo caso l’ordine riguardava diversi computer e telefoni, attuando il medesimo “modus operandi” delle precedenti truffe. Questa volta alla consegna della merce, concordata presso la sede della vittima, ad attendere i “compratori” c’erano anche alcuni agenti della Questura di Parma che al momento della cessione degli articoli da ritirare, si sono qualificati identificando i truffatori.

La donna era a capo della 'banda'

Dalle indagini effettuate si è potuto accertare che a comporre la “banda” erano almeno 4 persone, con a capo una donna, S. C. ed era proprio lei a contattare le vittime, spacciandosi per addetta agli acquisti o per responsabile delle varie società fantasma, effettuare gli ordinativi e concordare i pagamenti. Gli altri complici si occupavano invece di ritirare la merce ed aprire e chiudere le società fantasma ed i siti internet, il tutto per rendere credibili i vari ordini effettuati. In alcuni casi, per rendere ancora più efficaci le trattative, i 4 millantavano collaborazioni con società reali, ovviamente ignare dei fatti e per tale motivo non menzionate, per le quali avevano lavorato in passato e dalle quali avevano attinto anche i dati fiscali e societari. Questi dati servivano per “schermarsi” da eventuali verifiche poste in essere dalle vittime quali, ad esempio visure camerali e P. IVA. Tra queste anche una nota società che gestisce diversi ristoranati sul territorio nazionale.

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