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Maxi truffa da 3 miliardi di euro, falsi prestiti ad imprenditori in crisi: sei arresti

La Guardia di Finanza ha stroncato un'organizzazione criminale composta da 14 persone: la società fantasma aveva gli uffici in un prestigioso stabile a Moletolo e la sede in Nuova Zelanda

Una maxi truffa che parte da Parma, in particolare da uno stabile a Moletolo, e coinvolge numerose citta in Italia, con ramificazioni internazionali. Dopo due anni di complesse indagini la Guardia di Finanza di Parma ha stroncato un'organizzazione a delinquere, composta da quattordici persone e guidata da un noto faccendiere parmigiano F.A.P., già detenuto in passato per bancarotta fraudolenta e al centro di numerosi casi di cronaca, che si occupava di promettere, senza poi erogarli, prestiti milionari ad imprenditori in crisi che, da tutta Italia e anche dall'estero, si rivolgevano alla società che aveva gli uffici a Moletolo e la sede, inesistente, in Nuova Zelanda. Una truffa da 3 miliardi di euto che ha fruttato più di due milioni di euro in due anni ai capi dell'organizzazione.

Gli imprenditori infatti, prima di ricevere il prestito -che nessuno ha poi mai ricevuto -pagavano le spese di istruttoria, come per esempio quelle di registrazione. Dopo la scadenza della data di consegna dei finanziamenti la società si giustificava con i clienti, con tanto di finte lettere di scuse e di comunicazione dei ritardi. Avevano anche creato un logo falso, che veniva apposto su tutti i documenti, che sembravano ufficiali, invece erano falsi. Dopo due anni di indagine accurate, intercettazioni telefoniche ed ambientali, verifiche e riscontri finanziari, in collaborazione con gli inquirenti anche di Spagna e Portogallo, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno portato a termine una delle operazioni più consistenti e brillanti degli ultimi anni. 

"Si tratta di una società inesistente -ha dichiarato il Comandante della Guardia di Finanza di Parma Russo - con sede millantata in Nuova Zelanda che aveva la funzione di proporre ai clienti, disseminati un pò in tutta Italia e in crisi finanziaria, alcuni finanziamenti di consistenza importante, la società proponeva finanziamenti dai 5 ai 100 milioni di euro, che venivano concessi sulla carta, privi di qualsiasi tipo di garanzia e mai erogati. La società invece percepiva le spese di istuttoria, prima dell'erogazione del finanziamento che veniva richiesto. Si parla di finanziamenti mai erogati di 3 miliardi euro, a fronte di spese di istruttoria di 2 milioni di euro in due anni. Era un'organizzazione composta da 14 persone, di cui sei sono state tratte in arresto, di cui quattro ai domiciliari e due in carcere. Nella loro forma pubblicitaria venivano suggerite anche delle sedi disseminate in Italia e negli Stati Uniti, in Israele, in Portogallo e in Spagna, dove abbiamo collaborato con le Autorità di quei paesi. Tra gli imprenditori truffati c'erano imprenditori della provincia di Parma: molti sono parmigiani, grazie a loro c'è stata la possibilità di raccogliere tutte le denunce"

LA NOTA DELLA FINANZA - Al termine di una complessa attività di indagine durata oltre due anni e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza di Parma ha smascherato un’associazione a delinquere composta da 14 persone e capeggiata dal noto faccendiere parmigiano F.A.P., già coinvolto in precedenti vicende giudiziarie. L’operazione, scattata all’alba di questa mattina, ha visto impegnati, oltre agli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Parma, anche le Fiamme Gialle di Forli-Cesena, Bolzano, La Spezia, Lodi, Frosinone, Siracusa e Palermo, che in queste ore stanno ancora eseguendo ordini di custodia cautelare in carcere e provvedimenti di arresti domiciliari nei confronti degli affiliati.

Grazie all’utilizzo di particolari tecniche di indagine, a pedinamenti, all’analisi di centinaia di contratti, nonché ai numerosissimi riscontri sulle banche dati in uso al Corpo, i finanzieri hanno potuto ricostruire un articolato sistema di truffa a danno di decine di imprenditori italiani ed esteri, spesso in stato di difficoltà, che per ottenere finanziamenti si erano rivolti alla società neozelandese INTERNATIONAL WORLD INVESTMENT LOANS (I.W.I.L.). Quest’ultima, dipinta come ente di intermediazione finanziaria, era in realtà una società fantasma, sebbene - come emerso dalla documentazione sequestrata e dalla pubblicità in rete - vantasse sedi in Nuova Zelanda, Delaware (USA), Israele, Giappone, Singapore e Grecia.

Dietro la fantomatica I.W.I.L. si celava, in realtà, un’organizzazione che fingeva di operare alla luce del sole utilizzando immobili di pregio locati nella città di Parma, così da apparire come un normale operatore nel settore finanziario. La truffa veniva perpetrata proponendo contratti di finanziamento a tassi agevolati, senza le necessarie misure di garanzia e con la sottoscrizione di un fittizio contratto di investimento che addirittura serviva ad abbattere i costi dell’operazione. Dopo la sottoscrizione, veniva richiesto il versamento di una somma di denaro a titolo di spese per l’istruzione della pratica, a fronte del quale seguiva anche l’emissione di una fattura fiscale: l’ennesimo artifizio finalizzato a generare una certa rassicurazione nel cliente, tuttavia in grado di permettere all’organizzazione di incassare una somma anche maggiore di denaro. Alla fine di tale messinscena, non un solo euro di finanziamento è stato erogato. Le indagini hanno permesso di scoprire che sono state vittime del raggiro non meno di settanta titolari di aziende e che alcuni di loro, in gravi difficoltà economiche, hanno successivamente dichiarato il fallimento.

I militari hanno calcolato che il totale dei finti finanziamenti sottoscritti negli ultimi due anni ammontava a non meno di 3 miliardi di euro e che con questo sistema l’organizzazione ha generato illeciti introiti per oltre 2 milioni di euro. In ragione di ciò, il GIP presso il Tribunale di Parma - dottor Alessandro CONTI - ha disposto l’emissione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere, e di quattro provvedimenti di arresti domiciliari, oltre che il sequestro della sede della I.W.I.L. e l’inibizione dell’accesso e l’oscuramento delle pagine web illecitamente utilizzate. I 14 indagati dovranno ora rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata.

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