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L'Università di Parma nel team di monitoraggio del ghiacciaio del Similaun 

Nell'ambito del progetto Italian Limes, che analizza gli effetti del cambiamento climatico sullo scioglimento dei ghiacciai. Coinvolto il Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, con il coordinamento del prof. Roberto Francese

C’è anche l’Università di Parma nella “squadra” di Italian Limes, progetto che analizza gli effetti del cambiamento climatico sullo scioglimento dei ghiacciai alpini e lo spostamento dello spartiacque che definisce i confini nazionali di Italia, Austria, Svizzera e Francia.
L’Ateneo partecipa all’iniziativa con il Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra: il coordinamento è affidato al prof. Roberto Francese, che da diversi anni si occupa di geofisica in ambienti glaciali e periglaciali.
 
All’inizio di aprile ha preso il via una nuova fase del progetto: il team di Italian Limes ha installato una serie di sensori sulla superficie del ghiacciaio della Grava, ai piedi del Monte Similaun, a 3.300 m sul livello del mare. I dispositivi di misurazione determineranno l’evolversi della geometria del ghiacciaio per tutta la primavera e l’estate del 2016. Rappresentanti del Comitato Glaciologico Italiano, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Parma hanno preso parte alla spedizione e fornito il coordinamento scientifico, effettuando precisi rilievi GPS e un rilievo geofisico del ghiacciaio.
I dati raccolti serviranno al funzionamento dell’installazione esposta allo ZKM—Zentrum für Kunst und Medientechnologie a Karlsruhe, inaugurata lo scorso 16 aprile, e allo stesso tempo aiuteranno a capire meglio le dinamiche del cambiamento climatico sulle Alpi.
 
La rete di sensori installati al Similaun rappresenta in assoluto il primo esperimento di rilievo real-time delle modificazioni di forma e spessore di un ghiacciaio alpino. Si tratta di un approccio estremamente innovativo e tecnologicamente avanzato. Le indagini georadar e sismiche condotte dai ricercatori nella primavera 2016 hanno consentito di esplorare il ghiacciaio in profondità, definendone spessore e caratteristiche. La ricerca, che coinvolge un team di glaciologi e di geofisici, contribuirà in maniera significativa allo studio del “Global Change”. I piccoli ghiacciai alpini sono infatti estremamente sensibili alle variazioni climatiche in atto e costituiscono oggi come in passato un accurato “termometro” della temperatura del pianeta. Negli ultimi anni il ritiro dei ghiacciai è diventato drammaticamente rapido su tutte le Alpi e il loro stato di salute è strettamente legato a quello della Terra. Più di un secolo di misure annuali condotte dal Comitato Glaciologico Italiano confermano la tendenza a una progressiva e drastica riduzione delle superfici glacializzate.
 

La variazione della morfologia superficiale del Ghiacciaio della Grava, a 3300 m di quota sul Monte Similaun (dove fu scoperta la famosa mummia), costituisce inoltre uno straordinario caso di studio di “confine mobile” tra Italia e Austria: attraverso il sistema di rilevatori collegati alla rete GSM il confine potrà essere monitorato e mappato in tempo reale da qualunque postazione remota. I visitatori della mostra Reset Modernity ! allo ZKM di Karlsruhe in Germania, dove è presente un’installazione interattiva, possono già oggi osservare il flusso dei dati in arrivo e stampare con un sistema automatico la propria mappa aggiornata del confine nazionale.

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