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Occupate le aule di Lettere: "Vogliamo riaprappropriarci degli spazi"

Ieri il neonato collettivo universitario Uni On ha occupato le aule della Facoltà di Lettere. "Abbiamo deciso di occupare l'università - dice Jacopo - per costruire una giornata di dibattiti, discussioni e momenti culturali"

Ieri sono state occupate le aule della Facoltà di Lettere. Viene da pensare che sia tutto in linea con quanto accade a livello nazionale. Viene da pensare alle proteste dei Forconi, a quelle dei lavoratori, a quelle di chi non ha più casa e chiede il blocco degli sfratti. In parte è così per la voglia la voglia di incidere sulla vita sociale e culturale del Paese che da sempre aleggia tra le mura degli Atenei. A testimoniarlo la una serata di musica e momenti culturali e, prima di tutto, un confronto sulle problematiche dell'università tra membri di diversi gruppi: da Art Lab all'Assemblea permanente contro gli inceneritori, confluiti in parte nel neonato collettivo universitario Uni On che ieri ha visto il suo debutto con questa prima iniziativa pubblica.

Da un mese a questa parte il nuovo collettivo, che proprio ieri si è riunito per parlare del "diritto allo studio e all'abitare", si è imposto come "una struttura che non è di rappresentanza come le altre né un gruppo autoreferenziale, ma un motore che muove le persone a fare le cose, perché anche da soli possiamo riuscirci", spiega Federico Scirchio, studente di Filosofia.

"Il nostro scopo spiega un altro membro del collettivo, Jacopo Bergamo, illustrando i motivi dell'occupazione - è quello di provare a coinvolgere i ragazzi universitari e di provare assieme a realizzare un sogno collettivo, perché quando sono in tanti a sognare insieme allora la realtà comincia a trasformarsi". Così Jacopo Bergamo spiega i motivi dell'occupazione da parte del neonato collettivo Uni On.

LA VIDEO INTERVISTA

"Abbiamo deciso di occupare l'università - continua Jacopo - per costruire una giornata di dibattiti, discussioni e momenti culturali e lo facciamo in questo momento perché vogliamo spezzare la routine che si crea negli schemi formativi in cui bisogna sempre rincorrere l'eccellenza, noi invece pensiamo che l'eccellenza sia occuparsi della nostra università anche riappropriandoci degli spazi e dei tempi. Noi non vogliamo vivere l'università come un posto dove timbrare il cartellino, ma vogliamo riempirla di contenuti culturali e di discussione".

Insomma, come dicevamo, la voglia di incidere sulla vita sociale e culturale del Paese aleggia ancora tra le mura degli Atenei. D'altra parte non si può non notare come, in un momento in cui in Italia si agitano movimenti più o meno spontanei che occupano piazze e bloccano autostrade, alcune delle parole d'ordine ascoltate ieri sera suonano quantomeno datate. Forse oggi il problema non è non vivere l'università come un posto dove timbrare il cartellino, ma avere la possibilità di timbrare quel cartellino una volta che si è usciti da lì. 

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