Università, la Lilt dona 44 mila euro a due progetti di ricerca

La LILT – Parma ha donato all’Ateneo, nell’arco di tre anni, un valore complessivo di 44.834,00 € per il finanziamento di due progetti di ricerca e per l’acquisto di materiale sempre finalizzato alla ricerca scientifica

Si è tenuta in data odierna la conferenza stampa per la donazione di 44.834,00 €complessivi  (nell’arco di tre anni) da parte dell’Associazione LILT - Parma ai gruppi di ricerca coordinati dai proff. Graziano Ceresini, Luigi Roncoroni e Enrico Maria Silini dell’Università degli Studi di Parma.

All’evento sono intervenuti Loris Borghi, Rettore dell’Università di Parma, Stefania Pugolotti, Presidente dell’Associazione LILT - Parma, Gian Paolo Ceda, Presidente della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Graziano Ceresini, ricercatore del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Luigi Roncoroni, docente del Dipartimento di Scienze Chirurgiche, e Enrico Maria Silini, docente del Dipartimento di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali-S.Bi.Bi.T. Tra i presenti anche il Presidente del Consiglio Comunale Marco Vagnozzi.

Le donazioni sono rispettivamente finalizzate al progetto "Analisi biomolecolare dei noduli tiroidei per la diagnosi del carcinoma tiroideo differenziato” il cui responsabile è il prof. Graziano Ceresini, al progetto coordinato dal prof. Luigi Roncoroni "Relazione tra fattori clinico - patologici, caratterizzazione molecolare e risultati oncologici in pazienti affetti da cancro colo-rettale multiplo", e all’acquisto una fotocamera digitale a colori e ad alta risoluzione per microscopio (modello Nikon DS-Fi2) destinata all’Unità di Anatomia Patologica coordinata dal prof. Enrico Maria Silini.

Il finanziamento al gruppo del prof. Ceresini ammonta a 24.000,00 € (in 3 anni a partire dal 2014) ed è relativo ad un’attività di ricerca sul carcinoma tiroideo. Il carcinoma tiroideo è la neoplasia endocrina maligna più frequente con incidenza in continuo aumento. Tipicamente, il carcinoma tiroideo si presenta come nodulo all’interno della tiroide.

Attualmente, la metodica più comunemente utilizzata e affidabile per la diagnostica del nodulo tiroideo è rappresentata dall’analisi citologica su agoaspirazione. Tuttavia, in una percentuale che può andare fino al 25% circa dei noduli tiroidei, la citologia agoaspirativa non è in grado di escludere la malignità e pertanto tali casi vengono classificati in una delle categorie di citologia cosiddetta indeterminata. Non essendo in questi casi la sola citologia in grado di fornire una diagnosi definitiva, molti pazienti con citologia indeterminata vengono sottoposti ad intervento chirurgico per stabilire una diagnosi istopatologica, quindi di certezza. Solamente nel 10-40% dei casi però i noduli tiroidei con citologia indeterminata asportati chirurgicamente risultano essere maligni. Quindi, una buona parte di tali interventi chirurgici potrebbero essere evitati se le procedure di citoaspirazione realmente consentissero un’accurata discriminazione preoperatoria tra patologia nodulare benigna e maligna.

Già da diversi anni, indagini biomolecolari atte ad individuare mutazioni e riarrangiamenti genici su cellule tiroidee hanno aumentato l’efficacia della diagnosi prechirurgica anche nell’ambito della patologia neoplastica tiroidea. Tuttavia, al momento, nemmeno le indagini biomolecolari riescono ad essere pienamente soddisfacenti nella diagnosi prechirurgica del nodulo tiroideo.

L’ecografia è attualmente la tecnica di imaging più accurata e affidabile nella diagnostica non invasiva dei noduli tiroidei. Mediante questa indagine sono stati identificati segni che possono essere  definiti come “segni di sospetto”. Poco è noto sulla combinazione delle indagini ecografiche e di quelle biomolecolari sulla diagnosi prechirurgica dei noduli tiroidei.

Lo scopo di questo progetto è pertanto quello di valutare se il risultato combinato di indagini ecografiche ed analisi di biologia molecolare condotta su cellule tiroidee è in grado di migliorare l’accuratezza diagnostica dei noduli tiroidei. Il progetto di ricerca che riguarda lo studio di fattori isto-patologici e genetici in pazienti affetti da neoplasia colorettale multipla sporadica ha ottenuto un finanziamento per l’importo di8.417,00 € per il 2014 e 8.417,00 € versati nel 2013.

La LILT - Parma, presso la Clinica Chirurgica e Terapia Chirurgica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma diretta dal prof. Luigi Roncoroni, ha supportato la ricerca scientifica sulla biologia del carcinoma del colon-retto. Attraverso tale finanziamento è stato possibile rinnovare l'assegno di ricerca (per due anni consecutivi) del dott. Stefano Cecchini, Chirurgo generale, assegnista di ricerca presso l'Università di Parma dal 2011 e PhD student presso l'Università di Modena-Reggio Emilia.

Entrando nel merito della ricerca, circa due terzi dei pazienti operati per cancro del colon-retto con intento curativo sopravvive alla malattia. Il 5-10% di questi pazienti sviluppa però negli anni seguenti all'intervento una seconda o una terza neoplasia nel rimanente intestino. Questa predisposizione alla malattia neoplastica del colon-retto viene spiegata solo in una piccola parte dei casi da sindromi genetiche note, quali la poliposi familiare o la sindrome di Lynch, mentre nella maggior parte dei casi non si riesce ad identificare alcun fattore ezio-patogenetico. Proprio su questi casi, l’equipe del prof. Roncoroni ha indirizzato le ricerche in questi ultimi anni e i risultati preliminari che si stanno ottenendo dagli studi isto-patologici e molecolari aiuteranno a capire meglio la biologia di questa malattia e a pianificare nuove strategie mirate di prevenzione primaria e secondaria. 

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Lo strumento del valore di 4.000,00 € consegnato al Dipartimento dove opera il prof. Silini, infine, è utilizzabile per l’esecuzione di microfotografie digitali e per la videoproiezione di preparati istopatologici. La fotocamera installata presso la Biblioteca dell’Unità di Anatomia Patologica, recentemente attrezzata con schermo e sistema di videoproiezione, sarà utilizzata per incontri programmati di discussione di casi clinici e in momenti di formazione professionale interdisciplinare nell’ambito dei vari percorsi diagnostico-terapeutici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. A ciò si aggiungono riunioni interne all’Unità per la revisione e discussione di casi in cui sono coinvolti medici in formazione specialistica e studenti in piccoli gruppi. La possibilità concessa dallo strumento di poter mostrare e discutere dal vivo preparati istologici ha grande interesse dal punto di vista didattico e della gestione interdisciplinare di casi clinici.

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