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Parma Città Sicura, botta e risposta dai toni forti tra Vagnozzi, Lavagetto e Zanacca

Prima Parma scrive al Prefetto denunciando un presunto comportamento scorretto del Presidente del Consiglio Comunale in merito alla petizione. Vagnozzi afferma: "Se non ricevo scuse formali, mi riservo di tutelare la mia persona nelle sedi competenti".

E' polemica tra il presidente del consiglio comunale di Parma, Marco Vagnozzi e i dirigenti Prima Parma Giampaolo Lavagetto e Cecilia Zanacca, dopo che i due hanno annunciato una denuncia al Prefetto nei confronti di Vagnozzi in merito alla petizione “Parma città sicura”.

Lavagetto e Zanacca sostengono che il presidente del consiglio comunale avrebbe tenuto un comportamento scorretto e scrivono in sostanza in un comunicato-lettera : " llustrissimo Sig. Prefetto di Parma,
Il movimento Prima Parma - Territorio & Autonomia, si rivolge a Lei per denunciare il comportamento grave e scorretto che il Presidente del Consiglio Comunale di Parma ha tenuto
nei confronti di una parte della popolazione che a lui si era rivolta con una petizione sottoscritta da oltre 2.000 cittadini. Nello specifico, in data 26 giugno 2014 veniva presentata una petizione popolare a sostegno del progetto "Città Sicura". Tale petizione collettiva si colloca nell'ambito dei diritti del cittadino come mezzo di reazione dell'opinione pubblica nei confronti dell'indirizzo assunto dall'amministrazione sulla materia. Tale azione è da ritenersi piena a tenore dell'art. 21 della Costituzione.

Il ricorso alla petizione è ampiamente previsto anche dall'art. 58 dallo Statuto del Comune di Parma entrato in vigore, dopo l'approvazione delle ultime modifiche, in data 06/11/2015 che, riprendendo quanto già previsto dal precedente Statuto, al comma 3 cita "Inoltre, si possono presentare petizioni e proposte al Consiglio nell'ambito della sua competenza. Tali iniziative devono essere sottoscritte da almeno mille cittadini odimoranti stabilmente nel Comune per ragione di studio o lavoro. Esse comportano per il Presidente del Consiglio l'obbligo di iscrivere e discutere l'argomento all'ordine del giorno entro sessanta giorni dalla loro ricezione".

In particolare lo stesso articolo al comma 4 cita testualmente che "La risposta alle istanze, petizioni e proposte deve essere comunicata al primofirmatario e, allorquando le stesse siano state rivolte al Sindaco, agli Assessori ed alla Giunta, devono essere comunicate ai Capigruppo Consiliari. Qualora le istanze, petizioni e proposte non siano accolte, la relativa pronunzia deve essere adeguatamente motivata".

Purtroppo, dopo la discussione consiliare avvenuta indata 10 settembre 2014, conclusasi con la proposta del Presidente del Consiglio di elaborare apposita mozione sull'argomento, siamo a prendere atto che, ad oggi, non è arrivata ai firmatari alcuna risposta. Le numerose sollecitazione da parte dei primi firmatari della petizione e di numerosi consiglieri di quartieri, sono state totalmente ignorate da parte del Presidentedel Consiglio Pertanto riteniamo di denunciare , a Lei Sig. Prefetto, il mancato rispetto, dello stesso Statuto comunale, nello specifico l'art. 58 , comma 4 da parte del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale. Auspichiamo che, per quanto previsto dalle norme, voglia prendere i giusti provvedimenti sulla questione, quanto meno per dare un segnale positivo in funzione di un auspicabile migliore rapporto di fiducia tra Istituzioni e Cittadini".

A stretto giro è arrivata la risposta di Vagnozzi che in un comunicato afferma: “Apprendo da notizie stampa della denuncia, da parte di Cecilia Zanacca e Giampaolo Lavagetto di "Prima Parma", al Prefetto per "il comportamento grave e scorretto tenuto dal Presidente del Consiglio Comunale di Parma" ovvero il sottoscritto.

Rimango basito da quanto affermano la Cecilia Zanacca (ex candidata nel 2012 nella lista Civiltà Parmigiana) e Giampaolo Lavagetto (ex Assessore di Parma, ex Forza Italia, ex Popolo delle libertà, ex candidato alle elezioni provinciali del 2009, ex Consigliere regionale subentrato a Luigi Giuseppe Villani nel 2013 e poi decaduto sempre nello stesso anno – chiedo scusa se ho dimenticato qualcosa) in merito al “grave e scorretto comportamento” tenuto. Faccio presente che come riportato nel loro stesso comunicato (lettera al Prefetto n.d.r.) essi stessi affermano che il 10 settembre del 2014 si è tenuta la discussione sulla petizione da loro avanzata. Nessun altro obbligo è previsto. La mozione citata è stata una mia proposta, concordata con tutti i capigruppo, per poter effettuare una votazione in tempo successivo. Preciso che presentare delle mozioni (e la loro tempistica) è una facoltà dei Consiglieri e non un obbligo, e che comunque si tratta di un qualcosa che andava al di là della richiesta della petizione. Detto tutto ciò questa denuncia è assolutamente intempestiva, visto che in data 1 settembre 2015 ho inviato ai capigruppo il testo della mozione da me predisposta sulla base del testo della petizione, che nella seduta dei Capigruppo del 10 settembre (giovedì scorso), alla presenza dei Capigruppo Bosi, Buzzi, Cattabiani, Dall’Olio e Pellacini, abbiamo discusso e deciso di far convergere questa mozione insieme alle altre due sul tema sicurezza, proposte dai Consiglieri Manno, Ghiretti e gli altri capigruppo che le hanno sottoscritte. In questi giorni stiamo elaborando una mozione unica e condivisa che possa far affrontare il tema in modo corale, perché la sicurezza interessa tutti noi, e tutti noi dobbiamo dare delle risposte ai cittadini. Ovviamente avrei comunicato ai proponenti della petizione questo risultato una volta raggiunto, e non prima. Per tutto quanto sopra esposto, mi ritengo gravemente offeso dai due sottoscrittori della denuncia, pertanto, se non ricevo scuse pubbliche e formali, mi riservo di tutelare la mia persona nelle sedi competenti e dichiaro fin da ora che l’eventuale risarcimento danni lo devolverò al Comune di Parma (se possibile al servizio sicurezza)”.

 

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