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Terremerse, Errani: chiesto il rinvio a giudizio per falso ideologico

Il presidente della Regione è coinvolto nell'inchiesta sul finanziamento di un milione a Terremerse, coop di Bagnacavallo (Ravenna), presieduta dal fratello Giovanni Errani: l'udienza preliminare si terrà a novembre

Richiesta di rinvio a giudizio per falso ideologico a carico di Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, nell'inchiesta sul finanziamento di un milione a Terremerse, coop di Bagnacavallo (Ravenna), presieduta dal fratello Giovanni Errani: a formularla - come anticipato oggi dal Corriere della Sera - il Procuratore di Bologna Roberto Alfonso e il Pm Antonella Scandellari. Il governatore è accusato, in concorso con due dirigenti, di aver occultato informazioni per favorire così il fratello.

Al fratello del presidente Errani, Giovanni, fino a gennaio 2010 responsabile di Terremerse, si contesta la truffa aggravata ai danni di ente pubblico e falso, mentre per i due funzionari la richiesta di rinvio a giudizio è per favoreggiamento personale. Richieste di rinvio a giudizio pure per il progettista e il direttore dei lavori della cantina, in concorso con Giovanni Errani, per gli attuali responsabili della società e per un collaboratore dell'ufficio aiuti alle imprese della regione. Tutti, lo scorso marzo, avevano ricevuto avvisi di fine indagini, atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio arrivata ora.

L'udienza preliminare si terrà a novembre davanti al Gup Bruno Giangiacomo. Errani è stato sentito - ma la notizia non era trapelata sino ad oggi - circa un mese fa dal Procuratore e dalla Pm Scandellari. L'inchiesta era nata dopo un articolo dell'ottobre 2009 de 'Il Giornale', che aveva ipotizzato abusi e irregolarità nella concessione - nel 2005 - di un finanziamento regionale da un milione di euro per la costruzione di una nuova struttura vinicola a Imola. La notizia dell'iscrizione del fratello del presidente risale all'estate del 2010. In seguito all'articolo del quotidiano, il presidente Errani contattò la Procura e si recò dai magistrati per dimostrare la regolarità della procedura adottata dalla Regione. Posizione poi ribadita in Aula davanti ai consiglieri regionali.
 

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