San Secondo, soldi per cani già morti: veterinario condannato a 10 mesi

Il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto la truffa compiuta dal gestore di una struttura adibita a ricovero e pensione per cani: truffati otto Comuni dell'Emilia-Romagna. Gli animalisti di Rimini: 'Noi l'avevamo detto'

"Il personale del Nucleo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Parma -si legge in una nota- allertato dalla segnalazione di una dipendente dell'anagrafe canina di un Comune della Provincia di Piacenza, ha scoperto la truffa compiuta dal gestore di una struttura adibita a ricovero e pensione per cani situata nel comune di San Secondo in Provincia di Parma, un veterinario denunciato anche per esercizio abusivo della professione veterinaria.

Le indagini hanno evidenziato in diversi Comuni dell'Emilia Romagna l'illecito pagamento al canile del mantenimento per cani che invece non erano più presenti nella struttura perché adottati o addirittura deceduti anche anni prima. I Comuni truffati sono complessivamente otto e il raggiro è stato favorito anche dalla distanza dei Comuni stessi dal canile che confidavano nel rapporto fiduciario col veterinario per il controllo della movimentazione dei cani.

Il trucco era semplice: i cani randagi che effettivamente erano stati recuperati in diversi Comuni della regione, da Bellaria (RN) ad Alseno (PC), venivano trasferiti presso la struttura di San Secondo per essere successivamente dati in affido a privati. Quando però venivano realmente affidati o morivano, il veterinario che gestiva il canile non comunicava l'avvenuta adozione o la morte ai Comuni continuando a percepire la retta per il loro mantenimento. A seconda della convenzione la retta ammontava a circa tre euro al giorno per esemplare.

Dall'analisi della documentazione sequestrata sono state scoperte irregolarità sui registri, cancellature e false dichiarazioni che attestavano il conferimento dei cani mesi o addirittura anni dopo rispetto a quando fossero realmente usciti e non più in carico alla struttura.  Le indagini laboriose hanno consentito di smascherare la truffa che, per i soli due anni presi in esame, superava i diecimila euro. Le ricerche, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Parma dr.ssa Lucia Russo, hanno evidenziato anche documenti di presunti affidatari totalmente contraffatti o rimaneggiati comportanti il delitto di falso documentale.

 Gli agenti hanno verificato, inoltre, che il gestore della struttura, un veterinario piuttosto conosciuto nella zona, risultava essersi volontariamente cancellato dall'Albo professionale per raggiunti limiti di età contributiva e, pur non essendo più iscritto all'ordine dei veterinari di Parma, continuava tranquillamente ad esercitare la professione facendo operazioni chirurgiche, inoculando microchip e prescrivendo farmaci. Per questo motivo è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per abusivo esercizio della professione medico veterinaria. Il veterinario ha concordato con il Pubblico Ministero il patteggiamento per truffa aggravata, falso ideologico, falso materiale, falso in certificati e abusivo esercizio di professione, per una pena complessiva di dieci mesi di reclusione e poco meno di 500 euro di multa, pena sospesa per la condizionale".

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ANIMALISTI: 'NON L'AVEVAMO DETTO'. "Spiace dover dire “Noi l’avevamo detto!” -scrive Lorenza Cevoli, presidente Animalfreedom onlus- ma davanti alla notizia del veterinario di Parma che truffava i Comuni non possiamo non ricordare che le associazioni animaliste di Rimini già nel 2007 iniziarono la loro battaglia contro le deportazioni di cani fuori provincia, e nella fattispecie proprio verso il canile parmense del veterinario in questione. Nel marzo di quell’anno alcuni attivisti misero in atto uno sciopero della fame durato 9 giorni per convincere la Provincia a far rientrare immediatamente i cani già trasferiti a Parma, ma non furono ascoltati. Nel dicembre dello stesso anno gli animalisti riuscirono a bloccare il trasferimento di altri cani dal canile di Vallecchio a quello di Parma, creando un cordone umano davanti al cancello del canile. L’anno dopo, in giugno, stessa storia: saputo dell’arrivo del veterinario a Vallecchio, con l’incarico di prelevare altri cani, gli animalisti tornarono a bloccare l’operazione schierandosi davanti all’entrata del canile. Sapevamo di essere nel giusto, ma per farci ascoltare abbiamo dovuto arrivare a questo, a bloccare fisicamente il camion rischiando anche di essere denunciati. Ma avevamo ragione, e oggi i fatti lo dimostrano. Speriamo che questa storia insegni qualcosa e ci metta al riparo, in futuro, da altre simili, scellerate operazioni".

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