Via Burla, sovraffollamento e disagi per i familiari. La Garante: "Serve una rivoluzione"

Solo in questo modo secondo la Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, si potrà garantire un futuro migliore anche per gli istituti penitenziari di Parma

C'è bisogno di una "rivoluzione normale", come quella che sta attuando l'Amministrazione penitenziaria, per riorganizzare in modo omogeneo le carceri. Solo in questo modo secondo la Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, si potrà garantire un futuro migliore anche per gli istituti penitenziari di Parma. Un salto di qualità che al momento deve passare per altre misure di intervento, quelle più urgenti che riguardano il sovraffollamento e i disagi vissuti dai familiari dei detenuti.

Infatti nei giorni scorsi la Garante, su richiesta dei carcerati, ha effettuato un sopralluogo in via Burla e ha rilevato diversi problemi. Prima di tutto il sovraffollamento che vede fra la casa circondariale e la casa di reclusione 650 persone su una capienza regolamentare di 429, con 418 condannati in via definitiva, di cui 13 semiliberi e 14 lavoranti all’esterno.

In questo quadro emerge un altro dato già noto ed è quello che riguarda la complessità delle diverse tipologie di detenuti, distribuiti nei diversi settori in base al circuito detentivo di appartenenza. Negli stessi istituti infatti convivono detenuti sottoposti al regime del 41bis (68), ergastolani (77), centinaia di detenuti in alta sicurezza, paraplegici e minorati fisici (18), ricoverati nel Centro Diagnostico e Terapeutico (33; si tratta di un presidio per il trattamento di patologie in fase acuta o cronica in fase di scompenso). Senza contare i continui nuovi ingressi anche di provenienza extra-regionale , i detenuti cosiddetti “protetti” (autori di reati sessuali) e infine molti stranieri. Fra gli ergastolani, poi, molti sono i cosiddetti “ostativi”, per i quali è previsto davvero un “fine pena mai” e che chiedono di poter scontare la detenzione in maniera dignitosa, se possibile con un lavoro stabile.

Dall'altra parte, invece, ci sono le famiglie. Per loro il disagio è rappresentato dalla mancanza di pensiline che offrano un riparo dalla pioggia e dal freddo mentre attendono di poter entrare in carcere.  Spesso, inoltre, si tratta di persone anziane e di bambini che restano fuori per ore prima che la sala d'aspetto apra e sia consentito loro l'accesso.

La Garante non manca di sottolineare comunque qualche dato positivo, come quello che riguarda gli spazi dedicati ai colloqui con le famiglie e la sala provvista di bancone divisorio, utilizzata quando le esigenze organizzative e di sicurezza lo richiedono. Così come risulta particolarmente accogliente la sala riservata ai giochi per i bambini, gestita dai volontari di un’associazione locale, che garantiscono la loro presenza in diverse giornate della settimana durante l’orario dei colloqui.

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