Casaburi, i familiari di Lubiana e Varese: "Muro contro muro? Non da noi"

I familiari dei centri per disabili gravi Varese e Lubiana scrivono: "Il progetto presentato dalle associazioni e condiviso dai familiari evidenzia in modo chiaro la possibilità di recuperare risorse"

L'assessore Rossi presenta il nuovo Centro di via Casaburi

Centro Disabili di via Casaburi. Dopo l'annuncio da parte dell'amministrazione comunale dello slittamento dei tempi di apertura della nuova struttura che, nell'idea dell'assessore al Welfare Laura Rossi, avrebbe dovuto rappresentare un'innovazione organizzativa con il trasferimento in un'unica struttura di alcuni utenti di altri centri -che permetterebbe un risparmio notevole di costi per il Comune, il progetto sembra vacillare sempre di più. La struttura era stata aperta e mostrata alla stampa il 25 luglio. Avrebbe dovuto aprire ad ottobre. Ma le critiche sono state tante: ora sono i familiari delle strutture di Lubiana e Varese a scrivere all'assessore sorprendendosi rispetto al "persistere dell’assessore a pensare a un’operazione così delicata e complessa solo in termini di trasferimento". 

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LA LETTERA DEI FAMILIARI. "In riferimento alle recenti dichiarazioni dell’assessore Laura Rossi in relazione al “trasferimento” di due Centri per persone con disabilità gravi (Varese e Lubiana) nella nuova struttura di via Casaburi (“Patrizia Ferri”),  i familiari delle persone che abitano da decenni nei due Centri, dichiarano la propria sorpresa rispetto al persistere dell’assessore a pensare a un’operazione così delicata e complessa solo in termini di trasferimento. Più volte infatti i familiari, insieme alle associazioni più rappresentative della città, hanno sottolineato come rispetto al “Patrizia Ferri” occorre che l’amministrazione pensi in termini di progettualità sulla base dei bisogni nuovi ed emergenti che riguardano sia alcune strutture già esistenti (Cooperativa Insieme, sede di Gaione), sia i bisogni relativi a giovani con grave disabilità usciti recentemente dal contesto scolastico, e che potrebbero trovare al “Patriza Ferri” un sistema di risposte più adeguato ai loro bisogni.

Rispetto alle due strutture che il Comune continua a considerare responsabili di costi eccessivirelativamente all’accreditamento, il progetto presentato dalle associazioni e condiviso dai familiari evidenzia in modo chiaro la possibilità di recuperare risorse, da una parte recependo la disponibilità emersa dalla cooperativa Aurora Domus rispetto al Centro Lubiana, dall’altra ridefinendo la gestione di via Varese anche interpellando altri soggetti gestori, così come previsto dalla direttiva regionale al fine di rientrare nei costi previsti dall’accreditamento.
I familiari delle persone che abitano nei due Centri citati respingono in modo assoluto il giudizio di strumentalizzazione dei loro congiunti in quanto, come più volte denunciato - sia a voce sia nelle comunicazioni trasmesse all’assessore stesso - obiettivo prioritario è sempre stata la salvaguardia della serenità dei propri familiari nel riconoscimento del diritto all’abitare in una situazione storicamente consolidata.

La proposta delle associazioni e dei familiari, ben conosciuta dall’assessore e dal comitato di distretto, consente infatti il recupero delle risorse necessarie a consentire l’ampliamento dei servizi così come prefigurato dall’amministrazione. I familiari sono convinti che la proposta fatta abbia messo l’amministrazione sia nella possibilità di superare il disagio dei loro congiunti, sia di raggiungere gli obiettivi finanziari dell’amministrazione, per cui l’atteggiamento di muro contro muro che l’assessore più volte ha attribuito ai familiari ci sembra sia proprietà esclusiva sua

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