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Allarme in Via D’Azeglio, la rivolta dei commercianti: “Con trenta euro a sera siamo destinati a morire"

L'ordinanza restrittiva rende difficile la vita in Oltretorrente

Il Ponte di Mezzo, che unisce Via Mazzini con Via D’Azeglio, è il labile confine che separa un microcosmo dall’altro, dentro una città i cui gli abitanti si identificano e si rionoscono nei quartieri. A volte per la storia che quei quartieri hanno attualmenteo hanno avuto in passato, si tende a osannare e/o condannare questa o quella zona. E’ così ovunque. Anche in Via D’Azeglio, ‘minata’ dall’ordinanza ‘proibizionista’ che ha reso impossibile l’attività dei commercianti. Il Ponte di Mezzo dicevamo, simbolo dell’Oltretorrente. Quando qualcuno parla di Oltretorrente, la mente va subito allo stradone di Via D’Azeglio, una specie di prolungamento del centro, individuato in Piazza Garibaldi e Via Farini. Centro e centro storico, vicoli zeppi di significato e pieni di vitalità. Le case dell’Oltretorrente le trovi anche sulle cartoline che spesso i turisti comprano per ricordo. Da anni, affollato di studenti perché anima universitaria (sede della prima Facoltà di Giurisprudenza Italiana), quella zona è diventata oggetto di dibattito per residenti e passanti, per chi ci vive e chi ci va solo di sera. Via D’Azeglio è testimonianza di una Parma anche giovane, se vogliamo, dove lo studente si identifica appieno e dove tutti associano tale posto alla Facoltà, alle Biblioteche, alla mescolanza di culture, agli studenti che, tra una sessione d’esame e l’altra, senza pretese, vanno alla ricerca della spensieratezza. Profumi etnici, negozi dedicati, bar e pasticcerie,  Via D’Azeglio è particolare. O piace o non piace. “Noi preferiamo questa a Via Farini perché qui abbiamo tutto, e non andiamo a spendere un patrimonio. C’è quello che ti serve in economia”. E’ l’appello di alcuni studenti “E’ impossibile viverci ormai, da anni è centro di spaccio e risse, e la sera, soprattutto nel fine settimana, i vicoli si trasformano in negozi dove si vendono stupefacenti e in ‘ring’ dove le risse sono all’ordine del giorno, anche per diverbi insignificanti”.

Alcuni residenti che si lamentano per l’inciviltà di chi spesso non ha misura. Come spesso accade in  questi casi, la situazione ha finito per dividere. Da una parte c’è chi pensa che sia tutto normale, dall’altro invece chi non accetta chi agisce sbagliando reiteratamente. In mezzo ci sono i commercianti, l’anima di Via D’Azeglio assieme all’Università che si trovano in mezzo al tourbillon quasi senza accorgersene. “Da quando c’è stata l’ordinanza, qui si fa fatica a tirare avanti. Stiamo con le braccia conserte tutto il giorno, quando alla sera vorresti lavorare, sei costretto a guardarti intorno per cercare il da farsi e incroci le braccia pensando a chi te l’ha fatto fare di prendere servizio in Via D’Azeglio. Con trenta euro per una giornata di lavoro non vai lontanissimo”. “C’erano delle sere in cui non sapevi dove sbattere la testa. C’erano le file fuori alla porta, eppure abbiamo fatto serate in cui organizzavano movida e ritrovi, chiudevano la strada e la pedonalizzavano. Perché oggi non si fa? Perché permettono questo scempio? Perché Via D’Azeglio è ‘limitata’ dall’ordinanza e Via Farini no? A pensare male si fa peccato ma si ci azzecca sempre, diceva qualcuno.  E lo diciamo pure noi”. “E’ diventato impossibile vivere, la gente ovviamente vuole mangiare e bere, vuole stare tranquilla. E se gli impedisci di fare ciò, è chiaro che va da un’altra parte. Con questa ordinanza, Via D’Azeglio muore. E fidatevi che non è colpa della sicurezza. E’ solo l’ordinanza che diffonde tutta questa penuria. Il lunedì sera ho chiuso l’incasso con 100 euro. Pazzesco? Come le pago le tasse?”. L’appello dei commercianti è chiaro: colpa dell’Ordinanza. Andata in vigore in marzo, imposta dal Comune che aveva a sua volta vietato la somministrazione-vendita di bevande alcoliche dalle 23 alle 6 del mattino, a partire dal 23 marzo. Ovviamente i commercianti hanno fatto ricorso ma il Tar, partendo dal fatto che ‘il provvedimento impugnato è stato adottato su richiesta avanzata dalla Questura di Parma sul presupposto di una accertata effettiva condizione di pericolo per la circolazione stradale, sia per gli avventori dei locali che per i cittadini in transito’ ha respinto il ricorso. Ciò che ha spinto il Tar a respingere l’appello dei commercianti, è stata anche la situazione di pericolo derivante dallo stazionamento di numerosi avventori sulla sede stradale nella parte antistante ai locali’. Un’Ordinanza che ha tagliato le gambe a Via D’Azeglio, dall’inizio fino al Ponte di Mezzo, simbolo di un confine tra un microcosmo e l’altro, dentro una città. Parma è anche questa.

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