Smantellata centrale dello spaccio in via Savani

Arrestati due fratelli nigeriani: in casa mezzo chilo di marijuana e 14 dosi di cocaina

Una vera e propria azienda familiare è stata smantellata dal nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Parma. Immersa nella zona rossa dello spaccio, in via Savani all'interno di un condominio, l'azienda veniva portata avanti da due nigeriani, fratelli con regolare permesso di soggiorno. Sulle carte figuravano come dei lavoratori subordinati, in realtà avevano una lucrosa attività con spaccio di marjiuana, hashish e cocaina. E in un giro di controlli, i soliti che i carabinieri effettuano, hanno notato uno dei due ragazzi, il fratello maggiore, su una bicicletta. In viale Piacenza mentre passeggiava in cerca di clienti. Appena avvistata la pattuglia, ha cercato di svoltare destando dubbi nei carabinieri che lo hanno inseguito a piedi. Lui rincorso, ha tentato di liberarsi di un borsello che portava con sè e di scavalcare una recinzione. Ma non ha fatto in tempo perché tempestivi, i carabinieri lo hanno bloccato. Il borsello poi recuperato conteneva 110 grammi di marjiunana e 200 di hashish. Un quantitativo tale da indurre le forze dell'ordine a estendere la perquisizione a domicilio. E si sono recati in via Savani, dove sono stati accolti dal fratello, classe '93, U.M..O. che nel frattempo era stato avvertito da una telefonata. Apparentemente tranquillo, il ragazzo che ha aperto la porta ai carabinieri, non dava segnali di cedimento e si mostrava sicuro. Aveva probabilmente fatto sparire tutto ma si era dimenticato di una chiave che apriva una cantina. I carabinieri hanno trovato il restante quantitativo degli stupefancenti. 35 involucri elettrosandati contententi 358 grammi di marjiuana, 2 panette di hashis da 100 grammi l'una, 14 dosi di cocaina e ben nascosti dentro gli slip 1850 euro in contanti, più sette cellulari per la vendita al dettaglio. I due sono stati processati per direttissima e condannati per spaccio di stupefacenti a livello qualificato. 4 anni e 18 mila euro di multa per il nigeriano dell'87 U.C., mentre il fratello U.M.O. a 3 anni e sei mesi più dodicimila euro di multa. Tutti e due in carcere avevano il permesso di soggiorno come lavoratori subordinati.

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