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Pua di Via Strobel, il voto contrario di Savani: "Disegno urbanistico dis-economico e dis-ecologico"

Martedì 16 giugno è tenuto il Consiglio Comunale a Parma con all’ODG il PUA di Via Strobel, controdeduzioni al Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata. Il consigliere M5s Fabrizio Savani ha votato contro: ecco le sue ragioni...

Martedì 16 giugno è tenuto il Consiglio Comunale a Parma con all’ODG il PUA di Via Strobel (controdeduzioni al Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata). Ecco il discorso del consigliere M5s Fabrizio Savani in Sala Consigliare che ha votato contro. "Come a settembre quando si parlò sempre dello stesso PUA di Via Strobel, annuncio anche ora il mio voto contrario. Si fa un gran parlare ultimamente di città compatta, di consumo del suolo, di sviluppo sostenibile, di green economy. Paradossalmente la terra, il suolo, l’agricoltura, le comunità contano sempre meno nello sviluppo dell’economia a livello nazionale ma sono argomenti sempre frequenti nei discorsi dei media.

Noi ci illudiamo che le parole abbiano un senso preciso e che esista un modo condiviso per enunciare una cosa, un concetto, un valore. Ma in effetti sembra esistere solo la retorica del pensiero unico, tra dibattiti da bar e salotti televisivi, fra consigli comunali e riunioni di partito. Questa retorica raggiunge la quasi totalità dell’opinione pubblica. Ma forse ultimamente i cittadini  incominciano a percepire lo scollamento fra la realtà e le istituzioni, fra la vita delle persone e la rappresentazione mediatica dei politici, siano essi parlamentari, assessori, consiglieri o sindaci.

Un’altra moda del pensiero unico è quella del marketing del territorio, dell’uso consapevole del terreno edificabile, della rigenerazione urbana. Anche su tali temi possiamo fare uno story telling questo atto del narrare, questa disciplina che usa i principi della retorica e della narratologia.

Il neoliberismo (insieme di concezioni filosofiche, politiche e economiche non ben definite, indirizzate ad una esaltazione del libero mercato ed a una riduzione del peso dello Stato nella vita pubblica) fa proprio questo: racconta storie, incantesimi per inserire nuovi sensi alle parole che il sistema stesso fagocita. E chi evidenzia il contrario sembra semplicemente un pazzo.

Il consumo dei beni, il consumo dei suoli, lo sviluppo sostenibile, nuove volumetrie che vanno a delineare la cucitura di uno strappo in un quartiere in precedenza degradato, ecco tutte queste definizioni si basano su questo, sulla fiducia, sulla necessità di rappresentare mondi ideali quasi sempre inesistenti.

I cittadini invece dovrebbero essere sereni e fiduciosi per comprare beni o appartamenti. Dovrebbero sentirsi partecipi ai processi decisionali della città attraverso una pianificazione partecipata per continuare a lavorare e accumulare quei soldi che servono appunto per mettersi alla sera dentro in quegli appartamenti delle urbanizzazioni che si susseguono una dietro l’altra. Per i terreni presenti in città, per le aree verdi, per i campi, ecco per tutto questo occorrerebbe una destinazione universale di questi beni. Questi beni anche se privati rappresentano e sono un bene comune ovvero l’ambiente.

Questa destinazione universale del bene terra, del territorio e del paesaggio dovrebbe coincidere con la vera salvaguardia dell’ambiente così come sancito dalla Costituzione  e come ribadito anche da un Ente autorevole.

“L’ambiente è protetto come elemento determinativo della qualità della vita. La sua protezione non persegue astratte finalità naturalistiche o estetizzanti, ma esprime l’esigenza di un «habitat» naturale nel quale l’uomo vive ed agisce e che é necessario alla collettività e, per essa, ai cittadini, secondo valori largamente sentiti; é imposta anzitutto da precetti costituzionali (artt. 9 e 32 Costituzione), per cui esso assurge a valore primario ed assoluto”. Si tratta della Corte Costituzionale – Sentenza 641/1987.

In 30 anni non abbiamo imparato nulla. Questo PUA è un bel compitino ma non rappresenta un vero cambiamento in ambito urbanistico come richiesto dal programma 5 stelle. Mi risponde l’assessore all’Urbanistica dicendo che occorre meno qualunquismo e più cultura. In dichiarazione di voto riprendo il discorso ribadendo in sostanza quanto già evidenziato a settembre 2014.

Un Piano Urbanistico Attuativo (PUA) come potrebbe quello di Via Strobel va a delineare un disegno urbanistico per la città ormai desueto, un quartiere che reputo dis-economico per la città e dis-ecologico per l’ambiente urbano. Nulla da eccepire sulla legittimità dell’intervento ma lo trovo inadeguato e con pochi valori innovativi e penta stellati.

La città non ha bisogno di altri appartamenti, negozi ed uffici. Ho bisogno di sapere se il quartiere condivide questa edificazione che andrà ad inserirsi in una periferia che ha già tante criticità. Per questa delibera si potevano ad esempio eseguire interventi strutturali e di servizi in co-housing.

Questo PUA doveva essere studiato meglio nel dettaglio e condiviso con la maggioranza e con i componenti della Commissione e con la città attraverso una pianificazione partecipata. Si doveva discutere prima, conoscere, approfondire e poi approvare in Consiglio Comunale. Non si possono utilizzare i PUA  come oggetto per la futura pianificazione urbanistica e territoriale della città con questo Piano Strutturale Comunale (PSC) e che rappresentano “solo” degli accordi fra pubblico e privato per una determinata area edificatoria. I PUA rappresentano una pianificazione di dettaglio che hanno a monte una pianificazione generale del PSC. Se questo attuale PSC non viene modificato questi desueti PUA continueranno sempre ad arrivare in Consiglio Comunale per essere approvati. La pianificazione territoriale attraverso il governo della città si possono concepire infatti come l’ipotetico collegamento fra la linea politica di chi ha vinto le elezioni e la linea amministrativa, direzionale e dirigenziale del Comune.

In altre parole le scelte della nuova amministrazione cittadina devono portare ad atti di pianificazione e di programmazione assolutamente in linea col programma e con le linee programmatiche di mandato. L’efficacia di un PUA non può essere approvato in toto in Consiglio recependolo come un mero passaggio burocratico o istituzionale. Io non dico di bocciare a priori ogni singolo PUA ma che si dovrebbe essere liberi di approvare, in funzione del perseguimento dell’interesse pubblico, un contenuto diverso e condiviso, che sia frutto di una decisione politica adeguatamente giustificata (e non solo tecnica o amministrativa e questo sino a quando non avremo modificato gli atti di pianificazione sulla base del nostro programma).

Sono motivazioni giustificate quelle ragioni di interesse pubblico o quelle ragioni che si prefigurano come dicotomiche rispetto alle scelte della precedente compagine amministrativa. Il nuovo Comune, il nuovo Consiglio devono potere evidenziare le eventuali storture di un PUA che non siano in linea con le linee programmatiche di mandato. La nuova compagine amministrativa deve poter correggere ciò che la città non considera più giusto, ciò che non rappresenta più lo specchio dei tempi, ciò che sembra ormai anacronistico in termini valoriali e ambientali. Si devono correggere le situazioni edificatorie in divenire anche con una pianificazione partecipata con la città".

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