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Via Zarotto, tra le famiglie che rischiano la strada: "Vogliamo sopravviere"

Trentaquattro persone, otto famiglie e nove minori. Non hanno titolo legale per rimanere all'interno dell'ex-sede della Polizia Stradale: "Abbiamo perso il lavoro, siamo stati sfrattati e nessuno ci ha aiutati". Lanciano un appello alla proprietaria parmigiana

Trentanove persone, otto famiglie e nove minori. In via Zarotto, all'interno dell'ex-sede della Polizia Stradale occupata abusivamente dall'ottobre del 2015, gli abitanti hanno sistemato gli interni e da sette mesi l'edificio ha preso la forma di un condominio, con tutto ciò che si trova in una normale palazzina. Le persone che vivono all'interno di queste mura non hanno titolo legale per farlo: nonostante sia stata la vecchia sede della Polizia Stradale la proprietaria è una privata, che affittava i locali. A breve, quando si concluderà l'iter giudiziario, dovranno lasciare la palazzina ma non sanno dove andare e fanno un appello alla proprietaria: "Vogliamo sopravvivere". Lo sgombero è imminente. 

I residenti del quartiere ricordano che la struttura era vuota da tanti anni: "L'ex-Caserma? E' da sempre vuota, almeno da quando me ne ricordo io. Mi hanno detto che un tempo c'era la Polizia Stradale ma noi abbiamo visto sempre e solo degrado. Poi sono arrivate queste famiglie: all'inizio ero molto scettico con tutto quello che si dice su di loro. Ma poi, vedendo che ogni giorno si occupavano di quell'edificio, sistemandolo e vivendoci, abbiamo imparato ad accettarli. E, le dico, in quartiere perfino il prete ha dato solidarietà a queste famiglie". 

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"Io vivevo a Colorno -dice una donna che è entrata nell'edificio abbandonato - con mio marito, cittadino italiano, da due anni ha perso il lavoro e non abbiamo più potuto pagare l'affitto e le bollette. Sono stata in Comune ma non c'è stato nessun aiuto. Siamo in graduatoria ma nella parte bassa. Abbiamo subito uno sfratto: non ci hanno dato nemmeno il tempo di respirare. L'unica soluzione che abbiamo trovato fino ad oggi è questa. Abbiamo una bambina di un anno e due mesi: nessun proprietario ti affitta una casa senza contratto di lavoro. Nessuno ci ha dato una mano per nostro figlio: non ho altra scelta. Quando siamo entrati in questo palazzo gli interni erano marci, è stato chiuso per vent'anni: noi abbiamo sistemato ed abbiamo pulito. Se avessi uno stipendio pagherei volentieri l'affitto. Chiediamo solo di sopravvivere: siamo a zero. Qui le persone hanno perso metà vita: hanno pagato i contributi per tanti anni. Alla proprietaria vogliamo dire che vogliamo vivere, non siamo contro a nessuno, amiamo l'Italia e gli italiani. Chiediamo scusa per aver occupato casa sua: signora non abbiamo un'altra soluzione. Quando usciremo cosa farà con questo edificio, ritornerà vuoto come è stato negli ultimi vent'anni?" 

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