Cronaca

Viaggio a cavallo in Appennino: il racconto di 5 giorni di viaggio tra montagne, prati. luce e...nebbia

 I paesaggi dell'Appennino parmense sono meravigliosi, sui sentire montani nessuno, solo qualche pascolo con altri cavalli e dei bovini ben in salute. Montagne, prati, luce e anche un po' di nebbia, questo abbiamo incontrato sul nostro cammino...

Un viaggio bellissimo nell'Appennino durante l'estate di San Martino. Due cavalle, Bila e Primavera, due persone e tanta voglia di camminare. Partenza da Valmozzola in provincia di Parma mercoledì 4 novembre, arrivo a Licciana Nardi, in provincia si Massa, domenica 9 nel pomeriggio. I paesaggi dell'Appennino parmense sono meravigliosi, sui sentire montani nessuno, solo qualche pascolo con altri cavalli e dei bovini ben in salute. Montagne, prati, luce e anche un po' di nebbia, questo abbiamo incontrato sul nostro cammino. Pochi i rifugi aperti, ma eravamo attrezzati per ogni evenienza, anche camminando dall'alba al tramonto, che in questa stagione arriva già intorno alle 17.30. 

La prima tappa ci ha portar fino al Passo della Cisa, nel cuore delle montagne del parmense. Bellissima la roccia del Groppo del Vescovo che svetta tra le curve più dolci dei monti vicini. Dopo la Cisa dritti verso il passo del Cirone dove iniziano i boschi di abete cin paesaggi più alpini. I sentieri sono segnati bene, tranne che in alcuni bivi un po' dubbi dove é meglio orientarsi con le cartine. Stupendo il percorso che passa nel Parco dei Cento Laghi per il Lagdei e il Lago Santo. Una sterrata che parte dalla seggiovia arriva in poche ore fino al Passo della Colla, verso il Monte Navert. Lì i torrenti accompagnano il cammino e attraversano le vie e i prati. I faggi si alternano agli abeti e i versanti delle montagne cambiano faccia dopo ogni curva. Dopo il Navert abbiamo proseguito il viaggio fino a Valditacca, frazione di Monchio delle Corti. Nel paese abbiamo finalmente incontrato la "civiltà". In un bar ci hanno accolto, offerto pane secco per le cavalle e dato indicazioni.

Era sabato. Da lì abbiamo preferito proseguire su un'asfaltata che prosegue fa Trefiumi fino a Rigoso. La strada era inframezzata da qualche sentiero scosceso, ma anche da una bella stradina lastricata fino al centro di Rigoso. Domenica mattina Bila, la mamma, ci ha fatto una bella sorpresa portando la piccola Primavera a fare un giretto in un prato a Rigoso. L'unica battuta di arresto del viaggio, che ci ha fatto ritardare la partenza per cercarle fino quasi alle 11.30 del mattino. Dopo essere ripartiti in forte ritardo la strada obbligata era la provinciale Massese fino al Passo del Lagastrello senza mai fermarci fino a Tavernelle, frazione di Licciana Nardi. Per fortuna tutta discesa e in quattro ore e mezza siamo arrivati a destinazione, pascoli per Bila e Primavera e amici che aspettavano noi per rifocillarci dopo la lunga camminata.

Questo viaggio é stato davvero un'esperienza bellissima. Mi ha permesso di rimanere in contatto con me stessa e con la natura in maniera unica. In molti dovrebbero poterlo fare, anche se si vuole in maniera più semplificata. Ci sono alcuni punti su cui però mi viene da riflettere. Sulla strada abbiamo incontrato pochissimi cestini se non immediatamente vicino ai rifugi. Anche se tutto era molto pulito, a volte abbiamo raccolto bottiglie o carte lasciate da qualche simpaticone. Un'altra riflessione é questa: il Parco dell'Appennino Tosco Emiliano é tra i siti patrimonio dell'Unesco. Sarebbe bello poterlo rendere più fruibile a un turismo attento all'ambiente e all'ecosostenibilità con iniziative più incisive. Mi rendo conto che a volte le risorse economiche non sono molte, ma questi posti meritano davvero di essere conosciuti e ammirati per il loro fascino.
 

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