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"Villa S.Andrea": il gruppo di lavoro contro il cambio di gestione

Il gruppo di lavoro della comunità psichiatrica "Villa Sant'Andrea" a Sant'Andrea Bagni ha inviato una lettera per rendere nota la situazione vissuta da tempo. Andato in gara d'appalto, è l'unico a cui è stato assegnato cambio di gestione

Il gruppo di lavoro della comunità psichiatrica "Villa Sant'Andrea" a Sant'Andrea Bagni ha inviato una lettera per rendere nota la situazione vissuta da tempo. L'attuale servizio è andato in gara d'appalto come tutti i servizi di psichiatria per la provincia di Parma, ma è l'unico a cui è stato assegnato un cambio di gestione. Nella lettera l'intero gruppo di lavoro esprime la massima preoccupazione per il proprio futuro e degli ospiti che da circa 15 anni si prende cura con professionalità ed umanità. Gli ultimi sviluppi della vicenda ci lasciano molto perplessi a riguardo, per la proposta di spacchettare il gruppo di utenti e operatori, come fossero merce di scambio, con relativi problemi per ospiti, famiglie  e lavoratori.

LA LETTERA - "Claparede, studioso degli stili di pensiero, ne “La genesi dell’ipotesi” descrisse la-riflessione parlata- come una procedura che consiste nel pensare, riflettere ad alta voce, dire tutto quello che passa nella testa mentre si cerca la soluzione di un problema. Partendo da questo assunto, La-riflessione parlata- del gruppo di lavoro della Comunità Psichiatrica Villa Sant’Andrea (Sant’Andrea Bagni, Medesano) in gestione alla cooperativa sociale PRO.GES, si trasforma in un grido di dolore, un dare voce a chi non l’ha mai avuta, o comunque a chi non è stato mai ascoltato. La Comunità è abitata da venti ospiti, con diverse gravità psico patologiche, gente a cui la vita ha tolto tutto o quasi: Alterato gli affetti, stravolto la relazione allontanandoli dalle famiglie, dagli amici, dai propri posti. Molti di loro hanno girovagato in tutti gli spazi della psichiatria della provincia, dalla struttura manicomiale di Colorno a Vigheffio, al Centro Santi, a Mezzani, Pellegrino P.Se etc..,ci ritorna alla mente la poesia di Cardarelli - Chissà dove i gabbiani abbiano il nido, dove trovano pace… perché anch’essi vivono balenando in burrasca. Queste persone ormai da molti anni vivono nella “nostra-loro” comunità in una sorta di equilibrio, tanto silenzioso ed invisibile quanto fragile, trovato dopo anni di oscuro lavoro ed umana sofferenza equamente distribuita tra ospiti, famiglie ed operatori. Ci compensano non certo gli importi in busta paga, ma il rapporto umano, diremmo quasi familiare, dove il quasi è una tutela all’arroganza, ci ripaga qualche inserimento lavorativo, l’aggregazione con il territorio attraverso progetti ed attività condivise con le scuole,quindi con il mondo dell’infanzia, futuro plastico per combattere stereotipi e pregiudizi, le attività e gli incontri con le associazioni operanti sul territorio, attraverso mostre, gite, attività teatrali, attraverso il calcio e la pallavolo, svolta insieme agli utenti della “Va Pensiero”. Ci ripaga la sensibilità e partecipazione mostrata dall’amministrazione comunale di Medesano, dai dirigenti scolastici. Ci ripaga l’atteggiamento della popolazione che frequentiamo, oggi non siamo più “I matti” abbiamo ritrovato i nostri nomi di battesimo, siamo: Giuseppe, Marco, Luca… abbiamo riacquistato la dignità, che la malattia prima e alcune situazioni dopo, hanno tentato di toglierci. E la dignità sapevamo non avesse prezzo. Si sapevamo sbagliandoci. C’eravamo sbagliati, la dignità di questa gente, la loro vita, le loro emozioni, le loro speranze e la loro sofferenza vale circa il 3% forse 10euro al giorno o giù di li, per ognuno di loro. Questo è il significato di una gara d’appalto di gestione della comunità, che non prevede la cosi detta continuità terapeutica, ma principalmente non la radica sul territorio, con la certezza dell’ennesimo trasferimento. Vengono nuovamente tagliate le radici che se a tutti danno sicurezza, a loro ne danno un po’ di più. È sempre più difficile ricominciare da capo, molti non hanno più le capacità, consumate oltre che dai disordini dell’età e della malattia, da un continuo tentativo di adattamento. E che dire di famiglie che stanno invecchiando, che sono stanche e che domani forse vedranno ridotte le possibilità di far visita ai loro congiunti. E noi operatori che da anni lavoriamo con queste persone, domani potremmo non avere la possibilità di proseguire, perché molto dipende da nuovo gestore e principalmente dalla nuova destinazione. Quindi si verrebbe a tagliare un’altra certezza con le conseguenze facilmente immaginabili. Qui c’è tutta l’umanità ed il rispetto di chi si “prende cura” di noi. La cosidetta Sanità. Quando manca il rispetto della sofferenza verso chi è meno fortunato e spesso senza voce, quasi senza futuro, ma ancora con un’anima è una società asettica, anaffettiva , triste, una società vuota. I nostri ospiti, o meglio i nostri amici, non li trovate sui social, non “postano” non twittano, qualche volta ci insultano, spesso ci sorridono e lo fanno senza ipocrisia. Non chiedeteci quanto può valere la dignità di chi questa situazione l’ha decisa ed in questi termini, perché ci verrebbe da rispondere che se avesse conservato il proprio ruolo,il proprio incarico e non fosse trasferito, beh forse meno del 3% per noi. Ma forse una promozione conseguente “Il risparmio” per i loro dirigenti".

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