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"Io, schiava, picchiata ed abusata per il piacere dei clienti parmigiani"

La storia di Kubra (nome di fantasia): arrivata da Benin City come tante altre ragazze è stata costretta a prostituirsi sulle strade della nostra città: "Picchiata ed abusata dai clienti, dalla mamam, dagli uomini che mi sorvegliavano: ecco l'incubo che ho vissuto"

Schiava sulle strade di Parma e di altre città del Nord Italia, un futuro già scritto. Ma per Kubra (nome di fantasia) non avrebbe dovuto essere così: un viaggio, organizzato dallo zio, per arrivare nel nostro paese ed accedere ad un'occupazione certa, insieme ad altre ragazze provenienti dalla stessa città. Un viaggio che si è rivelato un incubo e l'ha portata ad essere dipendente in tutta da un'altra donna, che ha scoperto poi essere la sua 'padrona': quella che aveva chiesto una giovane ragazza che desse pochi problemi da mettere sulla strada per produrre soldi, sempre più soldi. Ma non avevano fatto i conti con Kubra, che è riuscita a scappare e a farsi aiutare. Ora ha una nuova vita ma gli incubi del passato ritornano: abbiamo deciso di raccontare la sua storia per cercare di far aprire gli occhi sulla condizione delle ragazze, costrette a prostituirsi per le strade della nostra città. 

Kubra, la tua storia inizia da Benin City, come quella di tante altre ragazze...

"Sono arrivata da Benin City come quasi tutte le mie amiche. Forse conoscerete le storie delle ragazze nigeriane che arrivano da quella città: il loro destino in Italia è uno solo. Ed è stato quello anche il mio. Fino a quando non sono riuscita a ribellarmi, grazie all'aiuto di alcune persone. I clienti non sanno o non vogliono sapere da dove vengono le ragazze che pagano per fare sesso in strada: ti sto parlando delle nigeriane, ma vale anche per molte altre nazionalità. Se le conoscessero forse si farebbero qualche scrupolo. Quando la mia migliore amica mi disse che aveva pensato a me e che per me c'era un lavoro in Italia ho deciso di seguirla: quel viaggio è stato un calvario, una truffa completa. Una truffa di cui mi sono resa conto solo una volta arrivata alla stazione di Torino con un pullman. Dopo pochi giorni mi hanno trasferito a Parma: ero sul marciapiede e tantissimi parmigiani mi hanno pagata per fase sesso. In un libro scritto recentemente i clienti vengono definiti 'Stupratori a pagamento' e io sono d'accordo". 

Puoi raccontarci il tuo viaggio verso l'Italia e Parma? 

"La mia amica mi ha promesso un viaggio in Italia per trovare lavoro: avrei dovuto lavorare come commessa in un negozio in stile africano. Già due ragazze lavoravano lì ma la mia amica mi disse che c'era bisogno anche di un'altra persona e avevano scelto me. Io mi fidavo della mia amica per cui decisi di partire, seguendo lei in ogni cosa. Non avevo documenti ma mi aveva rassicurato sul fatto che per passare i controlli all'aeroporto avrei avuto i documenti di un'altra ragazza che mi somigliava: io avre dovuto solo imparare il suo nome a memoria. Ho sentito racconti di ragazze arrivate via nave: hanno attraversato il deserto, non tutte sono sopravvissute. Io sono arrivata in aereo: poi mi hanno detto di prendere un treno per Torino e sono rimasta lì ad aspettare, ore ed ore che qualcuno venissi a prendermi. Ero sola". 

Poi i tuoi sfruttatori ti costrinsero a prostituirti sui marciapiedi di Parma...

"Mi hanno detto che avrei dovuto pagare il viaggio che avevo fatto: cinquantamila euro in tutto. Una cifra spropositata, una condizione comune a tutte le ragazze ma questo l'ho scoperto dopo. Così come ho scoperto le minacce ai famigliari quando sono riuscita a chiamare mia madre - dopo diversi mesi perchè prima è vietato anche quello. Mi hanno fatto capire, dopo la prima volta che ho cercato di scappare, che non era il caso. Ho perso il conto di quante volte mi hanno picchiato: solitamente era la maman, altre volte gli uomini che mi sorvegliavano, più spesso i clienti italiani che mi facevano salire in macchina. Mi hanno chiuso in un appartamento con altre due ragazze; non potevamo uscire e non sapevamo quale sarebbe stato il nostro destino. Poi siamo state trasferite tutte a Parma: eravamo costrette ad andare in strada. La prima volta fu molto difficile: avevo 21 anni e non avevo fatto sesso se non con il mio fidanzato. Mi hanno raccontato cose terribili: stupri di gruppo e violenze ripetute. Dopo tre notti che mi rifiutai di accettare i clienti mi picchiarono e mi lasciarono in strada per ore. Il giorno dopo dissi di sì: non volevo che facessero del male a mia madre". 

Come sei riuscita ad uscire da quel mondo di violenza? 

"Grazie ad un amico italiano che è riuscito a portarmi via da quella situazione, a cambiare città e mi ha permesso di seguire tutte le procedure previste in questo caso. Lui aveva contatti con le forze dell'ordine e mi ha permesso di fare denuncia e di denunciare i miei sfruttatori. Tutte noi ragazze eravano sorvegliate a vista ma un giorno riuscì ad architettare, tramite un'amica comune, uno stratagemma. Lui mi caricò in auto come se fosse un cliente e mi pagò ma in realtà mi spiegò come funzionava. Dopo mesi mi convinsi a fare questo passo, anche se avevo paura per la mia famiglia. Fate conto che in molte sperano in qualcuno che le possa aiutare in questo modo: non hanno altre possibilità". 

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