William, arrestato il 1° gennaio. La madre: "E' innocente, giustizia sarà mai fatta?"

Per la madre di quel giovane, William Nocera, un giovane parmigiano di 31 anni, è iniziato un incubo. Le sue parole, che in quei giorni cominciavano ad uscire, proponevano un'altra versione dell'accaduto: una ricostruzione dei fatti che suscitava dubbi sulle modalità del controllo e del successivo arresto

Era il 1° gennaio 2014 e la notizia, pubblicata da tutti i mezzi di informazione, in un primo momento sembrava uno dei tanti comunicati diffusi dalle forze dell'ordine. La notizia era la presunta aggressione -subita da un militare- da parte di un cane, che sarebbe stato aizzato dal suo padrone, un giovane agli arresti domiciliari. Per la madre di quel giovane, William Nocera, un giovane parmigiano di 31 anni, è iniziato un incubo. Le sue parole, che in quei giorni cominciavano ad uscire, proponevano un'altra versione dell'accaduto: una ricostruzione dei fatti che suscitava dubbi sulle modalità del controllo e del successivo arresto. Ora l'associazione Acad, Associazione contro gli Abusi in divisa e l'Ateneo Libertario di Parma hanno diffuso la lettera-testimonianza della madra di William che racconta l'udienza del processo ai danni del figlio, che ha confermato la condanna per i reati a lui contestati, ovvero resistenza a Pubblico Ufficiale e lesioni. Pubblichiamo la versione della madre e restiamo in attesa di eventuali repliche. 

LA LETTERA DELLA MADRE DI WILLIAM. "Ancora oggi mi stupisco, giustizia e legge uguale per tutti, e invece ancora ingiustizia. Cio' che mi è apparso chiaro oggi è un accanimento contro mio figlio. Tutti in piedi alle sei del mattino, oggi c’è l’appello a Bologna di Willy: ragazzi la giustizia oggi sapra’ che Willy non ha commesso reato. Arriva mio figlio con le manette ai polsi e il Presidente della Corte di Appello lo incalza subito chiedendogli dove sia il suo avvocato, nonostante quest’ultimo, proveniente da Roma, già una settimana prima dell’udienza avesse inviato alla Corte la richiesta di posticipare l’orario non prima delle 10,00 considerato il viaggio e l’arrivo a Bologna in treno alle 9,20.

All’arrivo alle 9,45 dell’avvocato di fiducia di mio figlio, l’avvocato Spaziani, che proviene da Roma, il Presidente e relatore del Collegio ha esordito con il difensore, preannunciando che pur presenti nel fascicolo i suoi motivi aggiunti, non potevano essere accettati dalla Corte perché arrivati in ritardo. A quel punto non credevo di aver udito bene, non ci potevo credere ed in realtà l’avvocato Spaziani ha invece documentato la tempestiva spedizione nei termini di legge dei 15 giorni liberi, come prevede il nostro codice di rito, ma tale benvenuto di certo auspicava buoni presagi. Da madre, nonostante la smentita difensiva all’infondata affermazione del Giudice, era già chiaro l’atteggiamento pregiudiziale e l’ennesima beffa: ancora una volta ingiustizia su ingiustizia.

Il difensore, che di certo per quanto esperto e cosciente dell’ingiusto trattamento che avevamo ricevuto a Parma di certo non poteva immaginare quello che invece io e la mia famiglia ormai da mesi stiamo vedendo e subendo come grande ingiustizia, senza farsi intimorire dall’atteggiamento del Giudice-che peraltro presiedeva il Collegio e che ha fatto una relazione del caso a dir poco incolore ed a senso unico ha ricostruito agli occhi di tutti e con grande passione tutto quanto avevo visto con i miei occhi e subito dal giorno dell’arresto di Willy mettendo in luce con termini sicuramente più tecnici l’assurdo processo di primo grado subito da mio figlio con il triste epilogo di una condanna inconcepibile ed a dispetto di tutte le prove testimoniali decisamente a suo favore.

Tutto ciò è stato inutile, poiché, anche oggi, ho assistito insieme a tante altre persone incredule al mio fianco ad un processo farsa. Un carabiniere alle quattro del pomeriggio del primo gennaio 2014, entra in casa, senza mandato, vede i cani della cui presenza era a conoscenza avendo fatto già altre volte controlli a mio figlio ormai agli arresti da mesi, entra in casa,(nonostante per fare un controllo normalmente sia sufficiente rimanere sulla porta d’entrata) col solo pretesto di controllare e dice di sentire odore di fumo di mariujana : poi dice di aver trovato in casa un trita-mariujana con dentro dell’erba, che malgrado ore di perquisizione in casa e nel cortile, non e’ mai stata rinvenuta nè sequestrata. Senza ragione viene ammanettato mio figlio e senza nemmeno dargli il tempo o chiedergli di mettere in sicurezza i cani, che peraltro sono assolutamente docili e tranquilli, e sulle sole supposizioni del carabiniere di sentire odore di fumo è iniziato l’abuso della ingiustificata perquisizione conclusasi con il suo ingiusto arresto.

Non riesco a capire per quale ragione questo Carabiniere abbia iniziato a urlare pur in presenza dei cani e abbia fatto di tutto per terrorizzare mio figlio, l’amica presente e provocare in ogni modo una normale reazione di difesa del padrone e della loro casa. Ha mancato di osservare prima e dopo la necessaria cautela fino al arrivare addirittura a puntare contro di loro la pistola, prima di scendere al piano di sotto per chiamare il collega dalla cucina del vicino che se lo è visto entrare in casa senza ragioni e sempre armato di pistola.

Ha mentito per giustificarsi davanti al primo giudice dichiarando che William aveva gettato dalla finestra il tritaerba ma le contraddizioni sono innumerevoli, in special modo quella di un oggetto pesante (come il tritaerba) che sarebbe stato lanciato dal 7° piano e mai ritrovato, non curante della presenza del secondo carabiniere, passanti o altri inquilini che nel caso, né avrebbero sicuramente sentito il tonfo, la pattuglia infatti, era ferma proprio sotto quella finestra. Mentre ammanettava, William, secondo il carabiniere, mio figlio avrebbe incitato il cane ad attaccarlo ma anche ciò è falso, il nostro cane Anna, infatti non è addestrato alla difesa ed oltretutto se avesse attaccato avrebbe lasciato sulla gamba la ferita inconfondibile di un morso, con dei buchi da azzannamento invece mai riscontrati.

La ricostruzione fatta dal carabiniere è contraddittoria innanzitutto quando afferma di aver chiamato il suo collega al cellulare e di averlo visto arrivare alle sue spalle con la coda dell’occhio durante l’aggressione del cane, affermazione categoricamente smentita dal nostro vicino del piano di sotto sentito come testimone all’udienza in primo grado. Il carabiniere quindi mente sapendo di mentire davanti al Giudice di Parma, prima, rispetto alle motivazioni che lo hanno spinto ad impugnare la pistola per difendere se stesso e il collega, poi, quando è costretto a giustificare la verità e cioè di essere sceso al piano inferiore, di essere entrato successivamente in casa del vicino ma già con i pantaloni graffiati dal cane ed ancora con la pistola ancora in mano (senza alcuna reale motivazione e con il fare da film del far-west) basterebbe per questo leggersi la testimonianza in atti del disinteressato Cagna, proprietario dell’appartamento del piano di sotto.

Sentendo l’animata discussione del legale di mio figlio, che richiama tale testimonianza mi chiedo, come farà la Corte di Appello di Bologna a spiegare questa palese menzogna e tutte le altre assurdità nella vicenda raccontate dal carabiniere e colpevolmente credute dal primo giudice?? 
Invece oggi la giustizia ha perso di nuovo, come ormai vediamo troppo spesso! Ha vinto ancora una volta l'abuso. Cosa debbo pensare della nostra giustizia? Meditiamo, soffermiamoci e analizziamo, insieme all'associazione ACAD, presente all’udienza, dopo che, con fatti e documenti processuali doveva necessariamente sgretolarsi, la falsa ricostruzione dei fatti, presentata dai due carabinieri. Perché i giudici né in primo né in secondo grado di giudizio hanno ignorato che il morso del cane non e’ mai stato visionato e non è stata richiesta nessuna perizia in merito al referto ospedaliero che invece conferma solo un abrasione.

Il morso di un cane non puo’ essere un’abrasione i fatti dalle parole delle disinteressate testimonianze dirette della Rolli e terze del vicino del Nocera Cagna hanno descritto i fatti in modo del tutto diverso dai racconti in special modo del Carabiniere più coinvolto. Scavando più a fondo, però, ci si accorge oltretutto che, guarda caso, il giudice e relatore dell'udienza, è la dottoressa Calandra, che è lo stesso magistrato che il 5 dicembre scorso, non più di cinque mesi fa, ha confermato a William nel precedente processo la condanna pendente davanti alla Corte Suprema, per la quale si trovava agli arresti domiciliari revocati proprio grazie a quest’assurda vicenda. Sembra esserci solo un ingiusto pregiudizio nei confronti di William visto che anche il risultato dell'udienza d’appello a dispetto di tutte le risultanze processuali presenti nel fascicolo sin dal primo grado ed argomentate egregiamente nell’arringa dal difensore, hanno comunque portato all’ingiusta conferma della sua colpevolezza. Mio figlio non è un criminale, non ha mai osato opporre resistenza, arrecare oltraggio e lesioni ad un pubblico ufficiale è più che lecito chiedersi se giustizia sara’ mai fatta’.

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Solo tra un mese purtroppo conosceremo le motivazioni dell’assurda conferma di un giudizio, che in realtà è un doppio pre-giudizio. Speriamo che la Corte Suprema faccia finalmente chiarezza decidendo di riesaminare prove che finora nessun giudice ha avuto il coraggio di valutare che invece avevano il dovere di essere considerate e senza pregiudizio alcuno e questo non solo per William ma per tutti gli episodi di mala giustizia e di abuso di potere ai quali purtroppo in quello che dovrebbe ritenersi un Paese civile non dovremmo mai sopportare".

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