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La provocazione di "Drakula" al Teatro Due

Debutto nazionale per lo spettacolo di Urbán, regista serbo. Lo spettacolo è frutto di una cooperazione tra il Teatro Due di Parma, il teatro Nazionale di Zagabria e quello sloveno di Maribor. Stasera la replica.


Ieri il debutto nazionale per Drakula, in scena anche questa sera 28 novembre al Teatro Due.

Il regista serbo András Urbán, ritenuto uno dei più interessanti artisti della scena balcanica, insieme ad un gruppo di attori provenienti dai tre teatri cooproduttori: Fondazione Teatro Due di Parma, Teatro Nazionale Croato di Zagabria e Teatro di Maribor in Slovenia, danno vita ad una rivisitazione provocante del mito di Dracula.

Il mito del vampiro, portato al successo da Bram Stoker, ci porta a riflettere sulle espressioni dell'animo umano. 

Lo scrittore irlandese lo fa portando la figura del vampiro a ricoprire anche ruoli di spiccato sentimentalismo e sensualità; il morso non è solo atto di cruenta aggressione ma anche di erotica passione.

Queste tematiche nello spettacolo di "Drakula" vengono sfidate e ribaltate.

Drakula è il male di una società che si autodistrugge, si alimenta e si contamina con lo stesso sangue.  

Il sangue come prodotto sociale, creazione e distruzione allo stesso tempo.

La contemporaneità dello spettacolo è trattata con coraggio mettendo in scena attori nudi che simulano atti sessuali senza passione, sonorità dissonanti e atti provocatori. Così questa performance trascina lo spettatore davanti alla cruda realtà .

La guerra (argomento ancora più sentito nel momento storico odierno), è produzione assoluta dell'uomo e del suo animo maligno. 

"Rivoluzione è distruzione" grida un attore, una chiave di lettura forte come può essere il Drakula di Urbán. 

Distruzione infatti è sovvertire l'ordine di una società atrofizzata, sempre più volta al declino espressivo e di valori, una rapida discesa verso le tenebre che a fatica riconosce.

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