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Economia

Aumentano i prezzi dell’1,6% a Parma

I dati Istat parlano di un aprile ad 'alta quota', in cui si è registrato anche un incremento della spesa per una famiglia media

Dietro a Venezia e Siena, c'è Parma. Questo è il podio delle città in cui, nel mese di aprile, si è registrato l’aumento più alto dei prezzi (+1,6% su base annua). Si è registrato anche un incremento della spesa per una famiglia media pari a 435 euro annui. A livello regionale, l’Emilia-Romagna presenta un rincaro di 264 euro e un’inflazione a +1%. Questa è la fotografia scattata dall’Unione dei consumatori su dati Istat. Più in generale, in Italia, l’inflazione è aumentata dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% sull’anno.

Sono quasi tutte realtà territoriali con una grande vocazione turistica che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case e negozi e il carrello della spesa. Tornano alla situazione Ue, tra i 27 paesi che compongono la compongono solo la Finlandia (+1,4 per cento) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro. Non solo. Se in Germania l’inflazione è destinata a salire del 2,4%, in Francia del 2,5% e in Spagna addirittura del 3,1%.

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando, la percezione dei consumatori italiani è che i prezzi dei beni e dei servizi stiano invece salendo. In realtà alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito delle contrazioni importanti. Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo così le nostre bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione: quelli internazionali dell’11,8 per cento e quelli nazionali del 6,9 per cento. Per contro, è aumentato, in particolar modo, il prezzo delle patate (+11,9 per cento), i pacchetti vacanza nel nostro Paese (+17,2 per cento) e l’olio d’oliva (+44,3 per cento).

"Mai come in questo momento, visto che l’inflazione sta scendendo in tutta Europa, è necessario che Francoforte riduca il tasso di interesse" sottolinea l'Ufficio studi Cgia. "Con i ritocchi all’insù avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023, quello di riferimento è oggi al suo massimo storico da quando in Ue c’è la moneta unica (4,5 per cento), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e, soprattutto, delle imprese di piccola dimensione" conclude la Cgia.

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