Aziende, il manager della Sgs di Parma consiglia: 'Investire in Iran è possibile"

Nonostante le sanzioni anti-nucleari ancora in vigore anche dopo l'accordo di Ginevra, investire in Iran è "possibile" e addirittura "consigliabile": è quanto sostiene Luca Fochi che gestisce diversi marchi per impianti di food processing e di packaging nel mercato iraniano

Il manager Luca Fochi della Sgs di Parma consiglia di investire in Iran. Nonostante le sanzioni anti-nucleari ancora in vigore anche dopo l'accordo di Ginevra, investire in Iran è ''possibile'' e addirittura ''consigliabile'': è quanto sostiene il manager dall'alto della sua ultratrentennale esperienza del mercato iraniano. ''E' possibile, e si può lavorare; anzi è consigliabile farlo'', ha detto all'ANSA il manager-imprenditore che gestisce diversi marchi per impianti di food processing e di packaging nel mercato iraniano. ''C'è tutto: assistenza da parte di camere di commercio e aziende di consulenza privata, cultura simile, stima per le imprese italiane e addirittura simpatia'', sottolinea Fochi, in Iran per la sua società Sgs di Parma, e le rappresentate Logicon di Piacenza e Ibl di Verona, Corima e Comecal di Parma. Il mese scorso, con un suo stand, Fochi ha partecipato alla prima Fiera multisettoriale del ''made in Italy'' organizzata a Teheran dal Centro Commercio Italia Europa (www.ccii.eu).

''Ci sentono come loro simili'', aggiunge riferendosi al rapporto fra imprenditori iraniani e italiani, che sarebbero a suo dire più amati a livello culturale rispetto ai concorrenti tedeschi. ''Del resto - aggiunge il manager passando a un livello di più concreta disponibilità finanziaria degli imprenditori iraniani - a causa delle sanzioni qui il denaro non manca: lo investono internamente ristrutturando e costruendo palazzi''. Le difficoltà però non mancano anche dopo l'accordo provvisorio e semestrale raggiunto da Iran e potenze del 5+1 il mese scorso a Ginevra. ''Sul piano concreto, fatte salve tutte le potenzialità del Paese, permangono alcune difficoltà operative'', ha spiegato un'altra fonte, esperta della situazione iraniana, sottolineando che ''la maggioranza delle restrizioni restano in vigore'' e quindi, ''nei loro rapporti commerciali con l'Iran, le aziende devono continuare a rispettare le procedure precedentemente stabilite''. Fochi, 65 anni, entrato in contatto con l'Iran un anno prima della rivoluzione islamica del 1979 vendendo macchinari industriali e alle prese con altri settori più tecnologici del suo mercato dal 1985, ammette che ''i pagamenti'', ostacolati dall'uscita dell'Iran dal sistema interbancario Swift, ''sono un problema''. ''Ci sono poi le procedure doganali, ma il tutto non spaventa'', dice il manager: ''insomma - sostiene - non ci sono grandi problemi'', nonostante molti siano spaventati di fronte alla sfida di fare business in Iran.

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