Camera di Commercio: a Parma un'azienda su due non fa innovazione

Presentato dalla Camera di commercio il secondo Rapporto sull'innovazione nel parmense elaborato dall'Osservatorio Innovazione CISE-Unioncamere. Premiate 10 imprese che si sono distinte su questo tema

Si è svolta ieri pomeriggio nella sala Aurea della Camera di Commercio di Parma la cerimonia di consegna del Premio Innovazione, un riconoscimento che l'ente di via Verdi ha riservato a 10 aziende parmensi che si sono distinte per aver introdotto nuovi prodotti, nuovi processi o una complessiva nuova organizzazione delle attività aziendali.

I rappresentanti dei vincitori: "A Due di Squeri Donato & C. Spa" e "Spencer Italia Srl" per l’industria, "Riva Egisto e Giuliano Societa’ Agricola" e "Parma Vivai Societa’ Agricola" per l’agricoltura, "Cooperativa Sociale A.R.L. Terra Dei Colori" e "Cabiria Scarl” per la cooperazione, "Progetto Ed Srl" e "Metalmeccanica Spaggiari Srl" per l'artigianato, "Open Fields Srl" e "Nonno Fereoli Srl" nel commercio, hanno preso parte a un interessante talk show condotto dal giornalista parmigiano Andrea Gavazzoli che li ha guidati nel racconto della loro interpretazione del concetto di innovazione.

Ad aprire l’evento è stato Andrea Zanlari, presidente della Camera di Commercio, che ha ricordato come “in un periodo in cui trovare le risorse per fare ricerca e sviluppo è quanto mai complesso, le imprese che premiamo oggi sono riuscite ad avere la determinazione di compiere scelte di lungo periodo, chiaramente nella speranza di recuperare nel breve gli investimenti, ma probabilmente sapendo anche che il futuro si inizia a scrivere oggi”.

Il Rapporto sull’innovazione nel parmense
La premiazione è stata preceduta dalla presentazione del Rapporto sull'Innovazione nel parmense, curato da Valerio Vanelli, Università di Bologna, per l'Osservatorio Innovazione CISE-Unioncamere Emilia-Romagna. L’autore, anche con l’ausilio delle vignette dell’illustratore parmigiano Fogliazza, ha tracciato un quadro a chiari-scuri dell’innovazione nel sistema imprenditoriale del territorio: oltre la metà (54,6%) delle aziende intervistate a Parma dichiara di non aver introdotto alcuna innovazione nell’ultimo triennio. Nonostante si tratti di un dato assai rilevante e critico – e peggiore anche di quello medio regionale (53,6% di imprese non innovative) – è in considerevole miglioramento rispetto al dato dei due anni precedenti, attestato attorno al 62%, e molto vicino al 53% del 2009.

Migliora nettamente negli ultimi tre anni l’innovazione incrementale di prodotto, oggi presente in circa il 18% del campione. Si tratta di un tipo di innovazione destinata al miglioramento dei prodotti già in essere. L’innovazione incrementale di processo, dedicata quindi all’ottimizzazione dei metodi, si ferma invece al 14,4%. Le innovazioni radicali, quindi dedicate a prodotti e a processi del tutto nuovi, hanno riguardato una ristretta minoranza di casi: il 3,6% delle imprese parmensi ha introdotto innovazioni di prodotto (6,9% a livello regionale) e una percentuale equivalente si è invece concentrata sulle innovazioni di processo (5,8% a livello regionale).

Innovare per fatturare
Nel campione di Parma, il 10% delle imprese che hanno introdotto almeno un’innovazione ha visto aumentare il proprio fatturato, oltre il 50% ha mantenuto il risultato dell’anno precedente, mentre poco meno del 40% ha peggiorato i ricavi. Fra le imprese parmensi non innovative, l’8,6% aumenta il fatturato, il 46,7% resta stabile mentre il 44,7% peggiora. Se si considera chi a Parma ha svolto innovazione radicale di prodotto – pur evidenziando che la numerosità dei casi è piuttosto bassa e dunque i dati sono statisticamente poco significativi – la diminuzione del fatturato ha interessato appena il 14,3% del campione. La relazione positiva è comunque confermata dal dato regionale, basato su un più ampio campione:  il 21% delle imprese innovatrici ha accresciuto il proprio fatturato, mentre per il resto del campione si scende all’11,6%.
Imprese innovatrici
Per quanto concerne le dimensioni di impresa, l’innovazione è assente nel 56% delle piccole imprese e nel 30% di quelle medie e grandi.

Gli investimenti
Complessivamente, si assiste a un netto decremento degli investimenti, già evidente con la precedente indagine ma che quest’anno risulta ulteriormente confermato. Ciò va legato al perdurare della crisi economico-finanziaria che ha intaccato le risorse finanziarie a disposizione delle imprese e parallelamente irrigidito la concessione di credito. Ma dove si collocano gli investimenti in innovazione? L’area a cui le imprese intervistate si rivolgono con maggiore interesse è quella dei materiali, giudicata molto o abbastanza rilevante da circa il 63% dei casi, in linea con quanto emerso dalle rilevazioni degli anni passati. Al secondo posto – distanziato però di oltre otto punti percentuali a livello provinciale – si colloca per il campione parmense il tema dell’energia (55,2%), che invece, con il 48,5% delle preferenze, si posiziona al terzo posto a livello regionale. Al terzo posto si colloca poi l’ambito informatico, indicato come rilevante da poco meno della metà delle imprese, seguito a sua volta da quello dell’ingegnerizzazione dei processi produttivi, dell’automazione e della robotica, distaccato però di quasi dieci punti e giudicato importante da poco più di tre imprese su dieci. Circa un terzo delle imprese considera poi centrale il tema dell’impatto ambientale, in crescita nella rilevanza strategica attribuitagli dalle imprese nelle scorse rilevazioni e che proprio per questo motivo sarà ripreso nei prossimi paragrafi.

Le precondizioni
Fra i fattori abilitanti l’innovazione, spiccano la collaborazione con i clienti, con i fornitori e le conoscenze apportate dal personale interno all’azienda. Tuttavia, per il campione di Parma tutti questi fattori sono superati da un altro: la ricerca e sviluppo realizzata all’interno dell’impresa, indicata come molto o abbastanza importante dal 68,6% dei casi, valore più elevato del 63,9% regionale, tanto che questa dimensione si colloca per il campione emiliano-romagnolo al secondo posto, preceduta, appunto, dalla collaborazione con i clienti e al pari degli investimenti e dei finanziamenti. Quest’ultimo aspetto assume minor rilievo a Parma rispetto al resto della regione, collocandosi al quarto posto con il 60,2% di risposte favorevoli, contro il terzo posto (63,9%) registrato per il campione regionale. Oltre la metà delle imprese attribuisce rilievo alle conoscenze apportate dal personale interno, mentre meno utili al fine dell’avvio di un processo innovativo sembrano le collaborazioni con gli istituti di ricerca e le università, con valori particolarmente bassi proprio per il campione di Parma.

Altri fattori necessari
L’aspetto su cui occorre innanzitutto intervenire per favorire l’innovazione è la semplificazione delle procedure e della burocrazia della pubblica amministrazione. Al secondo posto, ancora sia per il livello provinciale che per quello regionale, si trovano le agevolazioni per l’accesso ai servizi di consulenza finanziaria. Si tratta di un tema che fino a due anni fa occupava gli ultimi posti della graduatoria stilata dalle imprese intervistate. Con ogni probabilità, le imprese, in difficoltà soprattutto in termini di risorse finanziarie e di accesso al credito, percepiscono come sempre più rilevante la consulenza di esperti in ambito finanziario e ritengono pertanto utile che siano previste agevolazioni per la fruizione di questo tipo di servizi.

Gli ostacoli
Gli ostacoli giudicati più problematici individuati dalle imprese intervistate sono innanzitutto l’eccessiva pressione fiscale, indicata come principale freno all’innovazione da circa otto imprese su dieci; segue la difficoltà strategica nella lettura del mercato, problema indicato come grave da oltre il 48% dei casi di Parma a fronte del 43,2% medio regionale. Vi sono poi il rischio d’impresa, percepito come troppo elevato da quasi un’impresa su due sia a livello provinciale che regionale, e le difficoltà a reperire personale qualificato, indicate da circa il 42% delle imprese: un tema da anni evidenziato anche dalle indagini della rilevazione Excelsior (il 17,7% delle assunzioni previste dalle imprese di Parma risulta di difficile reperimento).

La difficoltà della relazione da parte delle imprese intervistate con il mondo accademico e della ricerca emerge chiaramente anche in merito ai principali ostacoli al processo innovativo: il 15,2% delle imprese intervistate a Parma (e il 13,7% a livello emiliano-romagnolo) evidenzia come molto o abbastanza grave l’ostacolo costituito dal fatto che l’attività di ricerca svolta dalle università e dai centri di ricerca non coincida con i bisogni e le esigenze del mondo dell’impresa.

I benefici per l’impresa
Il principale beneficio dell’innovazione è stato il miglioramento della qualità dei prodotti e dei servizi, risultato indicato dalla metà dei casi del campione di Parma e da una quota appena inferiore (47,9%) di quello emiliano-romagnolo. Al secondo posto, piuttosto distaccato ma con un peso decisamente più marcato a Parma che nel resto del campione regionale (42,0 contro 34,4%), si trova il miglioramento del risultato economico. Al terzo posto si colloca il miglioramento dell’organizzazione aziendale,  indicato però da meno di un quinto dei casi. La conquista di nuovi mercati, quarto beneficio collegato dalle aziende all’innovazione, ha interessato il 12,5% delle imprese parmensi e il 15,1% di quelle emiliano-romagnole.

I benefici per l’ambiente e la collettività
Nel 28% dei casi le imprese innovatrici di Parma (e quasi la metà di quelle emiliano-romagnole) dichiarano di aver ottenuto attraverso i loro investimenti benefici ambientali, economici o sociali per la collettività e il territorio di afferenza. Tuttavia, sia a Parma che nel resto della regione, secondo le imprese c’è ancora una scarsa percezione di questi benefici da parte della clientela e, più in generale, della comunità in cui l’azienda opera: il 13% delle imprese parmensi intervistate ritiene che la comunità non si sia minimamente resa conto di questi benefici e il 60,9% ritiene che li abbia percepiti soltanto in maniera limitata.

Per quanto concerne i clienti, l’86% delle imprese di Parma e il 77,6% di quelle emiliano-romagnole ritengono che abbiano percepito poco o per nulla le ricadute positive dell’innovazione introdotta, con appena il 13% che invece pensa che questi benefici siano stati sufficientemente colti dalla propria clientela (22,4% a livello regionale).
Certamente dunque un investimento per aumentare la consapevolezza della clientela sulla rilevanza dell’innovazione e sui benefici che essa produce per il territorio, l’ambiente e l’economia locale sarebbe un punto su cui le imprese dovrebbero strategicamente puntare, anche attraverso la comunicazione e il marketing aziendale.

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