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Caporalato nella vigilanza privata, la Filcams Cgil: "Sfruttamento del lavoro e working poor: occorre richiamare la committenza alle proprie responsabilità"

Silvia Avanzini: "Apprendiamo dalla stampa della nuova ed ennesima azione giudiziaria da parte della Procura di Milano verso un noto Istituto di servizi di sicurezza, anche questo presente e attivo sul territorio di Parma"

"Apprendiamo dalla stampa della nuova ed ennesima azione giudiziaria da parte della Procura di Milano verso un noto Istituto di servizi di sicurezza, anche questo presente e attivo sul territorio di Parma. Come negli altri recenti casi, l’azione giudiziaria - che parte da presunti fenomeni di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro - porterà alla nomina di un Amministratore Giudiziario".

Silvia Avanzini, della FILCAMS CGIL provinciale, interviene a proposito di uno dei comparti di cui si occupa la sua categoria sindacale. "Parliamo di un settore - quello della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza non armata - che occupa alcune migliaia di lavoratrici e lavoratori, circa 100.000 addetti sul territorio nazionale, il cui CCNL solo recentemente è stato rinnovato, dopo una lunga e complicata trattativa e mancati rinnovi per quasi otto lunghi anni, nonostante scioperi, denunce e iniziative sindacali unitarie. Al di là dei percorsi giudiziari intrapresi dalla Procura milanese e della loro possibile e ormai nota evoluzione - riallineamento retributivo nel rispetto dell’art.36 della Costituzione - ristagnano due temi per noi urgenti: la tenuta salariale in alcuni settori labour intensive e il cosiddetto lavoro in appalto e la sua committenza".

Il discorso si allarga poi, aggiunge Maurizio Miati, neo-segretario generale della FILCAMS CGIL Parma, agli altri comparti di pertinenza della categoria: "C'è un tema di tenuta salariale, che entra appieno nell’attuale dibattito riguardante sì il salario minimo in Italia ma ancora più in generale l’impoverimento di chi un lavoro ce l'ha, il cosiddetto working poor. Fenomeno ulteriormente aggravato, nel nostro paese, dal carovita a due cifre. Il settore dei servizi rimane nel complesso tra quelli più esposti: ristorazione, multiservizi, vigilanza, commercio. Rinnovi contrattuali attesi e lunghi, associazioni datoriali divise, politica di bonus e decontribuzioni a spot non sono certo le risposte strutturali che rendono dignitoso il lavoro in Italia".

"E per quanto riguarda il richiamare alla propria responsabilità la committenza in questo specifico settore di servizi in appalto, dobbiamo constatare che - fino ad oggi e salvo qualche significativa eccezione - sia le stazioni appaltanti pubbliche che i soggetti privati non si sono positivamente caratterizzati per un’azione particolarmente attenta ai livelli salariali di chi è chiamato a svolgere, presso di loro, attività di portierato, di segreteria, reception, centralini, bigliettazione, parcheggi, attività ausiliaria alla viabilità, accoglienza, controllo accessi, eventi, hostess, manifestazioni e altro".

"La possibilità di un risparmio, attraverso l’esternalizzazione di servizi, per aziende pubbliche e private, ha avuto sempre la meglio rispetto alla condizione economica di chi, con il proprio lavoro, contribuisce comunque all’attività dell’azienda stessa", aggiunge Avanzini. "Contrastare, quindi, l'esistenza di lavoro povero, tra precarietà, bassi salari e bassa solidarietà tra lavoratori di condizioni diverse è questione culturale e di civiltà".

"Ma è pur vero - commenta infine il segretario FILCAMS - che siamo il paese in cui un ministro della Repubblica si permette di dire che “spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi…” e che il Reddito di cittadinanza è paghetta dello stato. Essere poveri, insomma, è una colpa. Credo sia davvero giunto il momento di mobilitarci tutte e tutti contro diseguaglianze e sfruttamento. A tal proposito ricordiamo che è in programma una grande manifestazione a Roma il prossimo 7 ottobre e invitiamo tutte e tutti ad esserci per dare un segnale forte e chiaro".

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