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Parmense: bene l'export, ma la disoccupazione giovanile è al 17,4%

Presentato il rapporto dell'Osservatorio del Mercato del Lavoro. Crescono ancora le esportazioni, soprattutto nel manifatturiero. Creati 1779 posti di lavoro nel 2010, ma molti sono part-time o precari

Un andamento congiunturale ancora positivo per l’industria parmense, un’economia con l’export che continua a guidare la ripresa e 623 nuovi posti di lavoro. 1717 nel 2010 di cui 1414 giovani, tanti ma non sufficienti a colmare il bisogno di occupazione giovanile. Si spiega così quel 17,4 % di disoccupazione giovanile messo in luce nel Rapporto dell’Osservatorio del Mercato del lavoro presentato oggi in Provincia ai rappresentanti del mondo economico e sociale del territorio. I dati illustrati dal responsabile Pier Giacomo Ghirardini, e elaborati insieme a Monica Pellinghelli, riguardavano il quarto trimestre 2010 fornendo anche spunti di valutazione per l’andamento del 2010.

In un quadro nazionale in cui l’export decelera e sono ferme la ripresa industriale e l’occupazione, con una regione “forte”, nella Provincia di Parma resta l’export, cresciuto anche nel quarto trimestre (3,7%) a guidare la ripresa nel cuore delle attività manifatturiere. Nel complesso dell’economia gli avviamenti al lavoro hanno continuato a crescere ( variazione tendenziale 17,7 congiunturale 2,2) e la domanda di lavoro nelle attività manifatturiere conosce una forte accelerazione  (22,8 e 7,4)  I posti di lavoro creati sono 623 solo nel quarto trimestre, 1.779 nel 2010 e si registra, per la prima volta dopo la crisi, un saldo positivo significativo  di 314 unità nelle attività manifatturiere di cui 156 nella food industry. Importante anche il contributo dei servizi alle imprese (231 unità) e del lavoro interinale (243) e nel commercio ( 379) per lo sviluppo della grande distribuzione organizzata (GDO) mentre nel settore degli alberghi e ristoranti (597 unità) si spiega  con un boom del lavoro intermittente arrivati a 3.394 unità a dine 2010.

Dei 1779 posti di lavoro creati del 2010 (prevalgono part-time, lavoro intermittente, altre tipologie  e cresce il tempo determinato) -  1417 sono di giovani dai 15 ai 24 anni. Ma mentre gli adulti colpiti dalla crisi tendono recuperare, e la domanda del manifatturiero sostiene l’occupazione degli stranieri, i dati dell’OML dicono che anche in provincia di Parma il problema principale resta la  disoccupazione giovanile: passata dal 12, 7 al 17,4% nel 2010 (22,4% per l’Emilia-Romagna e 27,8% per l’Italia). L’attuale ritmo di crescita non ha quindi consentito di riassorbire la disoccupazione giovanile che, secondo i dati Istat, rimane attestata intorno alle 8 mila persone in cerca di occupazione, come dato medio annuo riferito al 2010.

“A differenza di quello che succede nel resto del paese noi abbiamo una ripresa qualificata e sarebbe sbagliato dire ai giovani di non impegnarsi nella formazione  perché invece abbiamo una forte richiesta di manodopera tecnica e specialistica - ha detto Ghiradini per il quale occorre dare “un segnale di fiducia e investimento in una economia che ha un tasso di crescita che è molto più vicino a quello tedesco che a quello italiano  e che ancora vede un incremento notevole dell’export nella parte tecnologicamente più qualificata della nostra economia”.

I posti di lavoro alle dipendenze complessivamente recuperati dall’inizio della ripresa (ossia nel periodo dal luglio 2009 al dicembre 2010), sono stimabili in 1.600/1.800 unità circa, sui 3.000 persi secondo l’Istat. Mentre restano gli esiti di precedenti crisi industriali a livello di mobilità, il ricorso agli ammortizzatori sociali, che resta notevole nel settore termale e nelle costruzioni, nelle attività manifatturiere ha però invertito la tendenza nel 2010.

 

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