Crisi greca, preoccupazione per il Parmigiano Reggiano: nel 2014 perse 300 tonnellate

Alai: "La crisi greca non è solo un problema finanziario e delle banche. Colpiti i consumi ed export del Made in Italy di qualità. Nel 2014 export Parmigiano Reggiano ai minimi con -300 tonnellate. Già scontati danni come per l'embargo russo"

Ci sono preoccupazioni anche nell'area del Parmigiano Reggiano per la crisi che investe la Grecia. "Non sappiamo, ora - sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai - quali saranno gli sbocchi dello scontro in atto con le autorità monetarie europee, ma è evidente che i Governi nazionali e la Ue non potranno limitarsi ad una esclusiva valutazione finanziaria delle conseguenze di questa drammatica crisi". 
"Insieme ai destini dei cittadini greci, cui va il nostro preoccupato e solidale pensiero - prosegue Alai - vi sono in gioco interessi economici importanti per il nostro Paese e per le nostre imprese, incluse quelle del Parmigiano Reggiano". 

"Il mercato greco - spiega il presidente del Consorzio - vale 563 tonnellate (quasi 15.000 forme) di export per i nostri caseifici, e questo dato, riferito al 2014, ha già scontato un calo di quasi 300 tonnellate rispetto al 2013, ovviamente legato al fatto che la caduta dei redditi dei consumatori greci ha spostato i consumi su prodotti di minor costo e qualità rispetto al Parmigiano Reggiano".  "In altri termini - afferma Alai - la crisi greca è costata, in termini di esportazioni, in misura comparabile all'embargo russo (400 tonnellate), ma questo aspetto rischia di passare nell'indifferenza rispetto agli interessi finanziari". "Sebbene i dati storici e gli ordinativi in essere lascino pensare che si sia toccato il punto più basso delle importazioni greche di Parmigiano Reggiano - osserva Alai - riteniamo che nell'interesse dei nostri produttori - così come così come per tutti i prodotti italiani d'eccellenza che hanno apporti con quel mercato e lì sono apprezzati - sia necessario un approccio alla crisi greca che non si esaurisca ad una pura questione finanziaria e di bilanci".  "In questo senso - conclude Alai - crediamo sia fondamentale un'analisi e un intervento più agganciato all'economia reale e che guardi ai modi in cui si possa favorire il rilancio di un Paese le cui sorti riguardano innanzitutto i suoi cittadini, ma anche le economie reali di tanti partner europei". 

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