Economia

Intervista a Emanuele Favero, Presidente ODCEC Parma

"Mai come in questo momento storico si rivela indispensabile l’aggregazione tra studi per non essere spazzati via da una concorrenza organizzata o anche per evitare di essere alla mercé di questioni sanitarie in grado di mettere a repentaglio le nostre realtà e tutto il nostro lavoro"

Nato a Forlì da genitori parmigiani, 49 anni, sposato con due figli, è dal 1999 Dottore Commercialista e Revisore Legale. La sua partecipazione attiva alle attività istituzionali inizia nel 2001, con l’ingresso nell’unione Giovani Dottori Commercialisti. Dal 2017, dopo otto anni come consigliere, è Presidente dell’ODCEC Parma, associazione che conta oltre 900 iscritti.

Presidente Favero, con il 2020 scade il suo mandato alla guida dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili di Parma.

"E’ stato un cammino lungo e pressoché ininterrotto,20 anni di servizio e impegno dal 2001 (allora nell’Unione Giovani Dottori Commercialisti); di questi, 13 nel Consiglio dell’Ordine. Non posso più candidarmi e trovo giusto sia così; ritengo corretta la previsione normativa che impone il ricambio, come ritengo corretto forzare la partecipazione rispettando le quote di genere. Ho molto apprezzato la passione di tanti colleghi che hanno voluto sostenere il consiglio mettendo a disposizione quel che hanno di più importante: il tempo, le competenze, il rispetto per la nostra professione".

"Siamo più di 900, ciascuno di noi ha capacità ammirevoli; la capacità di un Presidente è saper valorizzare queste peculiarità a beneficio dell’intera collettività e fa capire che chi vuole dare una mano è ben accetto.

"L’Ordine, seppur rappresentato da un Presidente, non si esaurisce con la sua persona e con le sue iniziative; l’Ordine è definito da ogni singolo iscritto. Mi piace pensare all’idea di squadra come definita nell’ormai desueta cronosquadre ciclistica: nel corso della gara i componenti tiranoa turno e il tempo finale viene preso non all'arrivo del primo bensì dell’ultimo; dobbiamo essere capaci di valorizzare non solo i più dotati ma tutta la categoria in quanto la percezione che diamo come Ordine non è data dai singoli ma dall’insieme di tutti i suoi componenti e spesso il “tempo” è deciso proprio dall’ultimo. Quando sarà possibile votare – a causadell’emergenza sanitaria abbiamo dovuto rinviare le elezioni - ci troveremo difronte ad una successione combattuta. Si presentano due liste e personalmente ritengo che possa essere uno spreco impiegare energiepreziose per una battaglia fratricida e autoreferenziale quando queste energiedovrebbero essere impiegate per migliorare la nostra immagine, utilizzando lerisorse che i colleghi volenterosi possono mettere a disposizione".

Se dovesse paragonare una fotografia dell’Ordine di 4 anni fa ed una di oggi, quali sono le 3 principali differenze sostanziali che noterebbe?

"Non mi soffermo sull’emergenza sanitaria, speriamo temporanea, che però ha inciso moltissimo nella vita di un ente come il nostro. Una prima differenza la trovo nella volontà di una crescente coesione e collaborazione tra le istituzioni: le relazioni con gli ordini dell’Emilia Romagna sono stati inaspettatamente virtuosi e piacevoli, così come le relazioni con le autorità della nostra provincia e con i rappresentanti degli enti e degli altri ordini professionali del nostro territorio.

"La seconda è una nota negativa che mi lascia fortemente perplesso: il mostro burocratico, come “Blob – fluido mortale”, è diventato oscenamente vorace e rischia di “divorare” la capacità di pensare favorendo quella dell’agire: occorre provvedere a moltissimi adempimenti discutibili per dare una confortevole sensazione di utilità ma tutto questo soffoca e svilisce la promozione e realizzazione di iniziative davvero utili e innovative a favore dei colleghi".

"La terza differenza è una valutazione ancora più amara: ho l’impressione che la percezione generale verso le istituzioni, compreso il nostro Ordine, sia seriamente compromessa a causa di una visione populista del proscenio politico capace di invadere ogni realtà associativa: mi ritrovo in una recente riflessione di Sua Eccellenza Enrico Solmi: a forza di voler cambiare non capiamo che stiamo buttando via il bambino per tenere l’acqua sporca; ci buttiamo nelle braccia del cambiamento senza assicurarci che chi si propone sappia davvero governare".

Il progetto o l’attività che le ha dato più soddisfazione in questi 4 anni?

"L’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento, costituito e attivato con gli Ordini di Piacenza, Reggio Emilia e Modena. E’ la sintesi di tutto quello che apprezzo in ambito professionale e ordinistico: l’importante funzione sociale ed economica (è detta “legge salva suicidi”) per coloro che possono provare a risolvere la crisi da sovra-indebitamento e cercare di ottenere l’esdebitazione; l’applicazione di una normativa innovativa che vede i commercialisti come gestori della crisi, un ruolo importante e delicato; lo studio e la condivisione con interlocutori preparati; la collaborazione tra enti di territori diversi".

Quanto pesa l’operatività nella gestione di un Ordine come il vostro?

"Tantissimo, troppo rispetto a pochi anni fa; abbiamo una struttura operativa eccellente, risorse che si dedicano con senso di appartenenza e responsabilità ma gli adempimenti sono diventati davvero troppi per un ente come il nostro, regolamentato come se fosse un grande ente strutturato; Trasparenza, Antiriciclaggio, Anticorruzione, Privacy. Dobbiamo gestire e proporre la formazione professionale continua; fino a pochi anni fa non era neppure obbligatoria e ora si è articolata in diverse categorie, oltre alla nostra: revisori enti locali, revisori legali dei conti, per l’OCC e ci sarà per l’OCRI. Solo chi ci tiene davvero a rendere un’immagine positiva, a rappresentare l’ordine al meglio delle proprie possibilità, e anche oltre, lascia sul campo energie, serenità, persino salute. Occorre rendere molto rispetto a chi si dedica a queste funzioni".

Cosa ritiene indispensabile oggi affinché la vostra professione possa uscire più forte da questo periodo decisamente complesso?

"E’ un tema molto delicato e complesso, mi piacerebbe avere una risposta sufficientemente lungimirante; oggi come oggi noi commercialisti rischiamo di essere considerati uffici amministrativi periferici dei nostri clienti e non più studi professionali; mai come in questo momento storico si rivela indispensabile l’aggregazione tra studi per non essere spazzati via da una concorrenza organizzata o anche per evitare di essere alla mercé di questioni sanitarie in grado di mettere a repentaglio le nostre realtà e tutto il nostro lavoro. Ma è molto difficile rinunciare all’autonomia tipica di un professionista".

Domanda cattiva: perché devono continuare ad esistere gli ordini professionali?

"In un contesto sociale così frenetico è giusto porre e porsi questa domanda; devo anzi dire che non mi viene fatta da tempo. Io rappresento un Ordine e la mia risposta potrà apparire figlia di uno strenuo e ottuso tentativo di celebrarne l’imprescindibilità ma ritengo che le "professioni intellettuali" si caratterizzino per la peculiare formazione culturale, scientifica e tecnica e per l'autonomia decisionale nelle modalità di intervento e per la responsabilità diretta e personale del proprio operato".

"Abbiamo l’obbligo della formazione continua, l’obbligo dell’assicurazione professionale, l’obbligo della definizione di un preventivo di massima da esporre al committente prima dell’eventuale prestazione, libertà della pubblicità informativa, istituzione degli organismi di disciplina come ente terzo dal Consiglio dell’Ordine".

"Lo Stato italiano definisce quali siano i criteri minimi per esercitare una professione attraverso la cosiddetta "regolamentazione dell'accesso" che prevede:la definizione di un titolo di studio;l'espletamento di un tirocinio o di un praticantato;il superamento di un esame valutativo delle competenze acquisite (l’esame di Stato);l'iscrizione ad un ordine professionale vigilato da un Ministero e dotato di un codice deontologico adeguato a chi riveste funzioni centrali per la società. Chi esercita in assenza di questi requisiti, commette il reato di esercizio abusivo di attività professionale ai sensi dell'art. 348 del codice penale". 

"Le professioni sono necessarie al Paese per il ruolo economico e sociale che ricoprono e per la sussidiarietà delle proprie azioni all’operato dello Stato e della Pubblica amministrazione. Siamo sicuri che questa ampia e profonda strutturazione sia inutile? Oppure è il risultato di un lungo, paziente e capace lavoro svolto da chi comprende la delicatezza e l’indispensabilità di certe funzioni? Liberalizzare le professioni non si può, non perché i professionisti si oppongono alle novità da introdurre, bensì perché le professioni sono già libere; sono autodisciplinate e chiunque può accedervi, purché abbia i requisiti. Non è possibile rendere ancora più libero l’esercizio della professione, a meno che con la parola liberalizzazione non si intenda permettere a chiunque di svolgere un’attività professionale. In questo caso a essere lesi sarebbero gli interessi degli stessi cittadini che non vedrebbero più garantito il loro diritto a prestazioni professionali di livello".

"Per concludere gli ordini professionali non sono luoghi arcaici di loschi personaggi che mirano a tutelare i propri interessi; tutt’altro. Sono presìdi di trasparenza e disciplina, di indipendenza e competenza; possiamo sintetizzare riportando l’art. 5 del nostro codice deontologico: il professionista ha il dovere e la responsabilità di agire nell’interesse pubblico. Purtroppo il tentativo di togliere credibilità a questi organismi nasce troppo spesso dalla concezione inesatta di demagoghi che dimostrano la propria insipienza proponendo di cambiare per il solo gusto di farlo ma senza comprendere la natura e la funzione".

"Capisco che tutto questo abbia un evidente sapore conservativo ma ritengo che il mondo ordinistico debba procedere con riforme adeguate e lungimiranti che consentano di contemperare correttamente gli interessi di tutte le parti. Piuttosto mi chiedo: perché non istituire un Albo di soggetti dotati dei requisiti minimi per guidare politicamente una nazione, una regione o un altro ente? Sono certo che con competenze certificate riusciremmo ad avere rappresentanti migliori".

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