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Domenica, 19 Maggio 2024
Economia

Peste suina, Il Consorzio del prosciutto di Parma: "Preoccupa l'estensione del virus"

Il direttore Stefano Fanti: "In questo momento abbiamo un danno parziale legato ad un calo delle esportazioni del 6-7% a causa del blocco in determinati Paesi"

La preoccupazione è tanta perché la peste suina africana (Psa) oggi è limitata al cinghiale ma se non si contiene o non si eradica, può passare dai cinghiali ai suini da allevamento con gravi conseguenze economiche in quanto anche se un solo maiale viene contagiato migliaia di suini devono essere abbattuti". A rilanciare la forte preoccupazione degli imprenditori dei prosciuttifici parmensi è Stefano Fanti, direttore del Consorzio del prosciutto di Parma, fiore all'occhiello della Food Valley, parlando con l'Adnkronos, a margine di Cibus.

"Il problema è che la malattia si avvicina sempre più a zone a vocazione suinicola come nella bassa Lombardia e noi rischiamo di non avere la materia prima per fare il prosciutto di Parma" aggiunge. "In questo momento abbiamo un danno parziale legato ad un calo delle esportazioni del 6-7% a causa del blocco in determinati Paesi, quali Cina, Giappone, Corea del Sud che hanno chiuso anche ai prosciutti senza fare distinzioni con altri i salumi che hanno basse stagionature, come la coppa, il salame, la pancetta, che non danno le stesse garanzie sanitarie che invece dà ad esempio il prosciutto di Parma, con una stagionatura di 14 mesi (400giorni) riconosciuta da studi scientifici internazionali".

Invece, prosegue, "i grandi paesi importatori, come gli Usa, l’Australia e alcuni stati europei, continuano tranquillamente a comprare. I contraccolpi più gravi all’export con cali drastici li stanno vedendo quindi i produttori di salumi a bassa stagionatura, anche se non ci sono rischi per la salute umana i paesi cercano di tutelare la zootecnia" conclude Fanti.

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