Economia

Val d’Enza, al via il Contratto di Fiume

Inizia oggi da Reggio Emilia, davanti ai sindaci della Val d’Enza, sia reggiani che parmensi, il percorso che entro il 2024 vedrà Istituzioni e portatori di interesse agire sul fronte dell’adattamento climatico: al centro dell’approfondimento sicurezza idraulica, stoccaggio delle risorse e invasi, difesa ambientale e standard economico sociali

 Gli importanti temi della gestione della risorsa idrica e della mitigazione del rischio da alluvione e della gestione attiva delle piene del torrente Enza, oltreché l’importanza di recuperare e valorizzare il paesaggio fluviale dell’intero bacino sono tra i contenuti del Documento d’Intenti afferente al percorso d’avvio formale alle attività per la definizione del Contratto di Fiume “Valle dell’Enza” che sono stati illustrati oggi presso l’Aula Magna all’interno della sede dei Servizi Territoriali Agricoltura Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna, in località Mancasale (RE), alla presenza dei rappresentanti dei territori di Province, Comuni, Unioni dei Comuni e dei Consorzi di bonifica interessati, nel corso di un incontro organizzato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po e Regione Emilia-Romagna. 

Ha aperto l’incontro la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Irene Priolo, che ha sottolineato la necessità di avere un “approccio non ideologico verso il Contratto di fiume che deve mantenere una buona dose di concretezza nelle sue fasi. Oggi mettere in campo una strategia di adattamento al cambiamento climatico, in grado di avere esternalità positive di tipo ambientale, ma anche economica e sociale, è fondamentale, non solo una opzione”. L’assessore all’Agricoltura ER, Alessio Mammi, sul ruolo del Contratto di fiume ha aggiunto: “L’importanza di uno strumento politico-amministrativo capace di creare obiettivi comuni e condivisi per valorizzare il territorio e il paesaggio nel suo insieme, la sua sicurezza idraulica e l’incremento dello stoccaggio di risorsa idrica per migliorare a 360 gradi il rapporto tra componente pubblica e privata”. 

Il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, Alessandro Bratti ha illustrato in modo approfondito il Piano di Intenti (che si completerà entro la fine del 2023) e ha anche fissato alla data del 2024 la fine del percorso del contratto di fiume della Val d’Enza, ma ha chiarito – in modo inequivocabile – che “la precondizione per entrare a fare parte dell’Assemblea del Contratto di fiume è rappresentata dall’accettazione del percorso e delle regole comuni per arrivare alla definizione degli obiettivi utili; obiettivi che sono di importanza vitale per incrementare la capacità di adattamento dei territori della Val d’Enza di natura idraulica, ambientale, paesaggistica, sociale ed economica. Pertanto è essenziale che tutti i soggetti che parteciperanno lo faranno con la consapevolezza e la correttezza di arrivare ad un obiettivo”. 

Durante l’incontro, che prosegue nel solco di quel processo teso a delineare una governance condivisa per il bacino del torrente Enza, si è analizzato come, ormai da qualche anno, le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla resilienza del territorio abbiano richiesto l’impegno degli attori istituzionali del bacino dell’Enza nello sviluppare approfondimenti e studi tesi a definire scenari di gestione sostenibile della risorsa idrica, tale da contemperare esigenze ambientali, economiche e sociali.  

In particolare, gli approfondimenti finora condotti hanno consentito di individuare strategie urgenti di adattamento ad eventi climatici estremi che, se pur necessarie, possono richiedere anche importanti e complessi interventi strutturali, tali da determinare potenziali impatti ambientali sugli ecosistemi acquatici e sui servizi ecosistemici e che, pertanto, meritano valutazioni di fattibilità tecnico-economica basata su una approfondita e trasparente analisi costi-benefici e costi-efficacia, nel rispetto delle prescrizioni già contenute nella Direttiva Quadro Acque. 

A tale riguardo, il Contratto di Fiume rappresenta la sede privilegiata per il confronto e la partecipazione attiva, a garanzia di un approccio integrato, trasparente e a scala di bacino per costruire scenari ampiamente condivisi e per supportare le conseguenti progettualità, fino alla realizzazione e manutenzione ordinaria e straordinaria delle future opere, consolidando un patto di governance pubblico-privato, non garantito da altri strumenti e/o processi

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