Bianca

Una voce femminile e il suono di un violino per restituire, attraverso un monolgo/lettura intenso, duro, lucido ed asciutto, una serie di brani tratti dalla testimonianza di Bianca Paganini Mori, prigioniera politica, deportata in Germania, nel campo di concentramento di Ravensbrück.

La partecipazione delle donne alla lotta di Liberazione dal nazi-fascismo è difficilmente misurabile e valutabile per il ruolo nascosto e “dietro le quinte” che questo svolge.

Emerge dal loro raccontare che la scelta antifascista è nata in loro quando erano ancora ragazzine e quindi la scelta politica al momento della "resistenza" è stata cosa naturale.

La presenza femminile è costante nella gestione “ai margini” delle operazioni di lotta clandestina dei partigiani; è raramente in primo piano nelle azioni di combattimento ma è un ruolo chiave nella cornice organizzativa della Resistenza.

Anche se, alla fine della lotta armata, la stragrande maggioranza delle donne non si fece avanti per ritirare medaglie e riconoscimenti. Al loro rientro in patria spesso si videro opporre un muro di disinteresse, di incomprensione, di diffidenza e talora persino di ostilità. "Se fossero state a casa, - pensavano e dicevano o lasciavano intendere molti - non sarebbero state deportate! I guai sono andate a cercarseli!" Né si risparmiavano loro umiliazioni come le avvilenti visite che molte di esse subirono negli Ospedali militari italiani. Un'opportunità, dunque, con questa lettura, di rivalutare e riconsegnare ai nostri giorni, l'importanza di non dimenticare ciò che è accaduto e di restituire un ruolo fondamentale alle figure femminili e al loro operato.

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