Al Teatro Due La Fila

In fondo che cos’è una fila? Un allineamento nello spazio di cose o persone o un concetto metafisico, una metafora della vita?

Ha provato a rispondere a questa domanda Israel Horovitz, drammaturgo americano autore de La Fila (Line), una commedia divertente e caustica che racconta di quattro uomini e una donna che lottano per primeggiare in una fila, una fila senza capo né coda, né tantomeno scopo, in cui tutti sono disposti a tutto pur di essere i primi, perché la competizione finisce per essere l’unica occasione di esistere. Torna in scena a Teatro Due - il 12, 13, 14, 16 aprile 2016 alle ore 21.00 e domenica 17 alle ore 16.00 - La Fila (Line), diretto da Walter Le Moli, con Paola De Crescenzo, Sergio Filippa, Luca Nucera, Fulvio Pepe, Massimiliano Sbarsi.

Messo in scena per la prima volta nel novembre del 1967 a New York, al leggendario Cafe La Mama di Ellen Stewart, Line ha visto fra i suoi interpreti John Cazale (noto al grande pubblico per il ruolo di Fredo Corleone ne Il Padrino) e Richard Dreyfuss ed è una delle più longeve produzioni Off Broadway, tuttora in scena nei teatri di New York.

In tutta la mia vita sono stato un corridore, ho fatto molte gare e maratone – ha raccontato Israel Horovitz. Lì c’era sempre una linea e una grande competizione. Inoltre vivo in America, un luogo in cui la rivalità è parte integrante della vita di tutti, così ho voluto scrivere un testo su questo tema. Volevo però scrivere qualcosa che fosse anche divertente e astratto, per assicurarmi che tutti potessero identificarsi. La volontà di essere primi infatti non è un problema solo americano, ma umano.

In Line vengono smascherate le nevrosi e le meschinità della società contemporanea, dove la competizione sembra essere il vero motore di tutte le relazioni interpersonali.

Essere fuori dalla fila, fuori dalla competizione, significa essere fuori dalla vita? Questa la provocazione offerta dal testo. Forse abbandonare la fila significa essere nel centro della vita, mentre essere in competizione continua ci porta fuori -prosegue Horovitz. Tutti conosciamo persone che lavorano giorno e notte, se chiediamo loro il perché ci risponderanno che lo fanno per dare da mangiare ai loro figli, anche se non li vedono mai…

E non solo per essere primi, ma per avere di più, più soldi, una macchina più bella, più potere…ecco il paradosso! Le persone che sono costantemente in gara forse non stanno veramente vivendo la loro vita. Io ho sempre pensato che fosse più importante divertirsi giocando, che impazzire per vincere.

Info: 0521/230242, biglietteria@teatrodue.org

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