casse di espansione. servono davvero?

Insufficienti per mettere in sicurezza i territori.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Premesso che sulle casse di espansione fluviali è sempre molto difficile leggere note positive, le più accreditate teorie idrauliche di oggi tendono ad eliminarle. E' ormai pensiero comune che siano devastanti e troppo impattanti date le loro dimensioni, costose sia nella costruzione che nel successivo e complicato mantenimento, insufficienti in quanto calcolate per piogge storiche oggi superate dai mutamenti climatici in atto, con arginature altissime a tenuta di immensi laghi per cui pericolose visti i numerosi mammiferi bucaioli che le abitano, depauperatrici di falde acquifere scaricando le piene senza permetterne la percolazione, senza possibilità di invasare le acque per altri usi dovendo sempre essere vuote, con effetti limitati a pochi chilometri di asta per cui, ad esempio, una cassa a Casale, se pur discutibile per la difesa della città, mai potrà avere benefici certi su Colorno.  Di tutt'altra valenza idraulica sono invece i bacini plurimi, come quello progettato ed auspicabile ad Armorano, ma solo per energia elettrica e approvigionamento civile ed agricolo. nulla potendo, vista la distanza, riguardo la laminazione delle piene per la difesa di Parma e Colorno.  A valle di Armorano occorre riportare l'asta fluviale ad un assetto molto simile a come natura la fece ma nel rispetto di tutte le costruzioni realizzate nei secoli dall'uomo ed oggi utilizzate. Tramite canali scolmatori, ottenuti con semplici movimenti di sterro e riporto in loco, funzionanti solo in presenza di superamento della portata minima vitale e senza alcuna opera elettromeccanica, verrà captata parte dell'onda di piena lasciando transitare solo la portata massima ammissibile per il tratto di valle. Tali opere sono in definitiva sfioratori laterali molto facilmente realizzabili per ogni tipologia di alveo, sia pensile che inciso.  Le acque poi saranno dirottate verso laghi artificiali, più o meno distanti dal punto di presa in funzione della morfologia dei terreni attraversati, da cui l'eventuale eccesso liquido possa tracimare sopra le arginature verso campagne non antropizzate, portando con sé acque limacciose fertili. Tali laghi, che non devono mai intaccare e scoprire le falde, serviranno, nella fase di tracimazione, sia per il rimpinguamento delle falde stesse che per usi plurimi. Potranno essere impermeabilizzati con strati di argilla ricavati in loco, con spese molto modeste. Questo metodo si propone di essere un insieme di tanti piccoli bacini di espansione naturali dislocati lungo tutta l'asta che darà possibilità di irrigare i terreni limitrofi, oggi molto penalizzati dallo spreco insensato delle acque invernali di piena, che vengono condotte velocemente in mare dalle casse esistenti. Le esondazioni ottenute saranno definite "controllate". Il fiume cioè uscirà dall'alveo dove noi lo programmeremo e non più nei centri abitati. Come oggi troppo spesso succede nonostante le innumerevoli quanto inutili casse costruite sugli affluenti di Po.  In pratica la sostanziale differenza tra le casse e i bacini diffusi risulta essere che le prime immettono le acque nello stesso alveo mentre i secondi le distribuiscono fuori dell'alveo e quindi in falda, infinito bacino di accumulo sotterraneo. Tra l'altro le casse (...però con fondo e pareti in cemento armato) sono nate a difesa delle fognature bianche ove svolgono un importante e corretto compito, appunto dovendo poi ricondurre le acque piovane nelle medesime tubazioni.  Qualcuno, favorevole alle casse fluviali in terra, ha mio avviso definito banalmente i terreni esondabili di serie B. È esattamente l'opposto: aumenteranno invece enormemente di valore per la loro facile e poco costosa irrigazione, quasi sempre ottenibile a scorrimento superficiale. Ing. Roberto Colla Coordinatore rischi idrogeologici Amo - Colorno

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