Nek al Regio: verso il tutto esaurito

"Questo è il quattordicesimo album di inediti". Così Filippo Neviani, in arte Nek, annuncia l'uscita del suo album, regalando ai suoi fans una notizia importante. Sarà a Parma l'11 dicembre.

"I primi embrioni di questo album sono nati ormai due anni fa, poi piano piano il tutto ha cominciato a prendere forma. Sono stati due anni intensi, in cui ai lavori in studio ho alternato anche tante esperienze in mezzo alla gente, prima il tour con gli amici Max e Francesco con i viaggi per tutta Italia e una bellissima atmosfera che mi ha portato grandi stimoli, poi il Festival di Sanremo 2019, e in mezzo la mia vita di tutti i giorni, di uomo e di musicista, che è continua fonte di input e idee che si riversano nella musica.

Negli ultimi mesi sono entrato stabilmente in studio e, con la complicità dei miei due produttori Chiaravalli e Fazio, ho messo in ordine le idee che avevo già e ne ho realizzate di nuove.

Man mano che lavoravamo alle nuove canzoni, ho cominciato a sentire la necessità di allontanarmi dall’impronta elettronica del mio precedente album.

Ho avuto il bisogno, da musicista, di andare all’essenziale nella scelta degli strumenti e di sviluppare per questo nuovo progetto un mondo sonoro fortemente “umano”, suonato, batteria vera, più chitarre, meno sintetizzatori, meno tastiere, meno grooves.

Nei testi di questi brani ci sono storie che ho ascoltato e fatto mie, storie che mi hanno attraversato la vita, perché credo sempre che un cantautore sia prima di tutto un portavoce di emozioni, ma c’è anche molto di autobiografico.

Mi sono guardato dentro e sono arrivato alla coscienza di essere un eterno ragazzino che ha ancora voglia di giocare.

“Il mio gioco preferito” è la vita stessa, sono ingordo di questa vita.

L’entusiasmo che ho ogni giorno nell’affrontare ogni piccola cosa è sempre lì, anche se a volte può vacillare, poi torna sempre, vivo, preciso, solido.

Un entusiasmo che somiglia a quello che vedo negli occhi di mia figlia, e mi sento anche io come un bambino sempre pronto a scoprire, sempre pronto a “buttarsi”, sempre pronto a sbarrare gli occhi davanti a qualcosa che non conosce e che desidera sperimentare.

L’idea di dividere l’album in due parti è anche quella un esperimento, perché mi piace sempre lanciarmi in qualcosa che non ho mai fatto e mettermi in gioco, per l’appunto.

Ho deciso di dividere il progetto in due perché volevo avesse una vita lunga, ho tanto da dire in questo momento e sentivo che non mi bastasse un solo album, una sola “uscita”, per raccontare con la mia musica e le mie canzoni il mio punto di vista oggi.

Questa è solo la prima parte, la seconda vedrà la luce nei prossimi mesi".

LA STORIA DEL MONDO

«È tutto per noi / Guardandoci a fondo / Siamo la storia del mondo»

Con le nostre piccole e grandi storie, con i piccoli e grandi gesti quotidiani che fanno parte delle nostre vite, ognuno di noi ha una sua parte in questo meraviglioso insieme chiamato “mondo”, nel bene e nel male.

E questi gesti, queste storie a distanza di tempo fanno la storia di tutti noi, fanno la storia del mondo.

È bellissimo guardarsi intorno e rendersi conto che siamo un tassello di una grande cosa e che tutto quello che viviamo esiste per noi, in funzione e grazie a noi.

MI FARÒ TROVARE PRONTO

«Libri di milioni di parole / Ce ne fosse almeno una / Per essere all’altezza dell’amore»

Il brano è liberamente ispirato ad una poesia di Borges.

Forse non siamo mai disposti ad essere veramente noi, con le nostre fragilità, con i nostri dubbi, con le nostre paure. Ci trinceriamo dietro ad una maschera facendo credere agli altri e anche a noi stessi quello che in realtà non siamo.

Davanti all’amore o ci troviamo disposti a cedere, per essere liberi davvero ed amare come si dovrebbe, oppure non saremo mai autentici. Per questo forse non saremo mai pronti davvero ad essere all’altezza dell’amore.

ALZA LA RADIO

«Sei sempre così di fretta / La strada sembra un binario / Ho scritto questa canzone / La senti alla radio / È per te»

Questa canzone è una dedica alla radio, compagna di tutti noi, nei momenti più disparati delle nostre vite ci diverte, ci dà energia, ci rilassa, ci fa riflettere, ci fa distrarre. Ho osservato la donna che amo raccontando la sua quotidianità. Anche quando si è sommersi da stress, fretta e problemi la radio suona e c’è sempre.

COSA CI HA FATTO L’AMORE

«Cosa ci ha fatto l’amore / E quanto coraggio ci serve / Guarda che casino, ma sarà bellissimo»

Anche se può sembrare di essere diversi e incompatibili, anche se in questi tempi confusi e assurdi pensare per due può sembrare la cosa più sbagliata, l’amore rimane l’unico caos che siamo disposti a sopportare.

A volte dopo anni di lontananza, l’amore può essere ritrovato, come è successo a una coppia di miei amici che si sono riavvicinati dopo lungo tempo, la cui storia mi ha molto colpito.

IL MIO GIOCO PREFERITO

«E c'ho sta vita, che salto e cado / Però è il mio gioco preferito / Torno a casa e gioco ancora, gioco ancora»

Questo pezzo parla di me. Di come affronto la vita cercando di viverla attraverso la parte più pura che ho: quella del bambino che con il suo stupore per le cose, la sua incoscienza, la sua indomabile voglia di giocare.

MUSICA SOTTO LE BOMBE

«C’è una finestra accesa in fondo alla notte / E ci sei tu che mi fai una gran voglia di vivere»

Il brano è un omaggio, su note ska, a quella meravigliosa capacità di reagire al dolore che c’è, c’è sempre.

Sepolta sotto la cenere, ogni qualvolta leggiamo le notizie o vediamo un telegiornale, credo ci sia sempre una speranza.

Ogni giorno abbiamo la sfortuna di assistere, inermi, a scenari di guerra, di distruzione, di scenari nei quali semplicemente vivere, diventa un’impresa titanica.

MI FARÒ TROVARE PRONTO (davanti a te) con Neri Marcorè

Questa versione del brano portato al Festival di Sanremo è una piccola chicca all’interno dell’album.

Ha una stesura diversa dall’originale, con un arrangiamento diametralmente opposto e una emozionalità profondamente diversa.

È impreziosita dalla voce inconfondibile di Neri Marcorè e dai versi del poeta Filippo Davoli, conterraneo e amico di Marcorè. Una fusione magica di parole ed orchestra che mi ha sempre emozionato tanto.

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