Daphne di Lenz Fondazione al Teatro del Cerchio

Sabato 9 dicembre alle ore 17.30 l’evento comincerà con l’incontro con i direttori artistici di Lenz Fondazione, Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, a cui farà seguito la video installazione Imagoturgia della grazia, con gli autori che da sempre hanno accompagnato i progetti monografici e pluriennali di Lenz. I recenti progetti di creazione performativa contemporanea sono il risultato artistico di un approfondito lavoro di ricerca visiva, drammaturgica e sonora, in cui l’opera di Lenz riscrive tensioni filosofiche e inquietudini estetiche della contemporaneità. Traduzione, riscrittura drammaturgica, imagoturgia delle opere sono di Francesco Pititto, che ne cura la regia insieme a Maria Federica Maestri.

La serata proseguirà, dopo il buffet, con lo spettacolo delle ore 21.00 Radical Change- Daphne you must be my tree, una traduzione de Le Metamorfosi di Ovidio in una scrittura performativa contemporanea, per la regia e creazione di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, con Valentina Barbarini. Daphne You must be my tree costituisce uno dei dodici paragrafi di Radical Change. La storia mitologica della ninfa Dafne, dedita al piacere del la caccia ma turbata dal desiderio amoroso di Apollo, viene riletta attraverso un segmento performativo che mette al centro della drammaturgia il rapporto esclusivo con la materia legno, simbolo della metamorfosi della ninfa in albero. Se la vicenda mitologica narra infatti che la graziosa ninfa fuggì da Apollo e fu trasformata in un albero d’alloro dopo la sua preghiera al fiume Peneo (suo padre), la performance presenta la ninfa come una giovane bionda iconica, memoria delle giovani donne dei film di Jean-Luc Godard. I gesti e le microazioni sacrificali sono strutturate in un ambiente scenico estremamente semplificato: la giovane ninfa bionda entra in scena con una valigetta maschile che conserva al suo interno, come un documento segreto, la preghiera che rivolgerà al padre Peneo per sfuggire al desiderio amoroso di Apollo. Le sue mani, già pronte alla preghiera, costruiscono tramite i pezzetti di legno un altare corporeo per annunciare l’imminente atto metamorfico che le sarà presto concesso. “Inginocchiata, si dà da fare con la materia lignea che rappresenta il suo destino, mentre come un'eco giunge la voce della sua preghiera. Sono stanca, non voglio più correre, dirà poi. Non voglio più piacere. Ma la sagoma coperta di legnetti di cui si riveste sembra schiacciarla a terra, prima che possa sollevarsi sul piedistallo di una effimera vittoria contro l'umano”, scrive il critico teatrale Gianni Manzella in merito allo spettacolo, sulle pagine de Il Manifesto. E’ consigliata la prenotazione. E’ attivo il servizio gratuito di Kinderheim in uno spazio appositamente allestito nel nostro Teatro

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