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Al Fuori Orario vince la musica folk di Van de Sfroos

Il cantautore lombardo conquista la vecchia stazione e si afferma con grande successo sul pubblico di Taneto. Tra melodie allegre e testi bizzarri, Davide si fa applaudire dalla folla di giovani riproponendo vecchi e nuovi successi

Con Yanez chiude il concerto del Fuori Orario. Si prende gli applausi della Vecchia Stazione strapiena come sempre, li mette nella sua valigia di cantante itinerante e se ne va, con calma, con la flemma che lo contraddistingue quando non ha il microfono. D'accordo, quelle di Davide Van de Sfroos sono tematiche particolari che vengono apprezzate molto dai giovani. Il suo gruppo, costituito da una moltitudine di strumenti, violino, tromba, fisarmonica, da un importante messaggio: la musica popolare ha un valore forte che si attacca alle radici in maniera indissolubile. Tematiche, dicevamo, apprezzate da un pubblico di giovani che hanno accompagnato per tutto il concerto canticchiando quelle canzoni che lo hanno reso celebre anche lontano dalla sua terra d'origine. Dichiarato politicamente ateo, il chitarrista Bernasconi (cognome vero, il nome d'arte prende spunto dal dialetto comasco che traduce 'vanno di contrabbando' con Van de Sfroos) si fa apprezzare per gli arrangiamenti e le improvvisazioni, il tutto condito dal suo essere guascone e semplice, vicino ai temi sociali più attuali, come la disoccupazione e l'integrazione dei giovani nel mondo del lavoro, senza tralasciare qualche "sciabolata morbida" ai nostri politici non sempre impeccabili nel comportamento e nel legiferare. Il Calderon de la stria ha gasato il pubblico del Fuori Orario, che non ha smesso un attimo di accompagnare con un batti mano ritmato, misto a incitamenti tipo stadio. Nona Lucia e Pulenta e galena fregia, il brano più malinconico di Van de Sfroos che racconta l'amarezza e descrive il senso di solitudine ma nello stesso tempo di pace e tranquillità, il momento in cui ognuno fa i conti con se stesso, il proprio passato e i propri “fantasmi”. sono stati i più apprezzati. Grazie a una poetica che rende al meglio nella lingua originale (un dialetto del lago di Como), in italiano perde un po’ del senso intimo del racconto un folk dalle sfumature irlandesi vero marchio di fabbrica di Van de Sfroos.

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