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In borgo del Correggio l'installazione contro la guerra in Ucraina

L'opera dell’artista bergamasco Beppe Borella: rimarrà esposta fino alla fine del conflitto

In vetrina nella sede dell’Associazione Ponti x l’Arte in Borgo del Correggio 9/b Parma, la piccola installazione Game No War dell’artista bergamasco Beppe Borella attira l'attenzione dei passanti e degli studenti che la fotografano. Resterà fino all’auspicabile conclusione della guerra in Ucraina.

L'installazione Game No War

Installazione scultorea di 206 carrarmatini in marmo, pietra, granito e quarzite “Game no war"”, ricorda il famoso slogan “Make love, no war”, in cui WAR non è la risposta alla soluzione dei problemi dell'umanità. Anche per me, il richiamo alla necessità di dare una prospettiva leggera al futuro di tutti noi si traduce nella rivalutazione della dimensione ludica, dove il gioco aiuta a rendere più leggera la nostra esistenza, ma soprattutto rappresenta un momento di aggregazione libera dagli infingimenti degli interessi dei pochi a danno dei molti. La trasformazione degli elementi bellici in oggetti di gioco significa la condanna di un elemento, la guerra, che nei secoli non ha portato altro che impoverimento e dolore al genere umano. I materiali impiegati in questa installazione, provenienti da diverse parti della terra, ed uniti assieme, riporta la mente al desiderio di unione e condivisione, piuttosto che a quello di separazione e predominio.
I 206 carrarmatini rappresentano i 206 stati del mondo con i loro colori, diversi tra loro ma assemblati in copie conformi ad un prototipo, riportano al significato della unione delle persone, diverse per etnie e cultura, ma in realtà unite dall'appartenenza allo stesso genere.
In sostanza, un forte richiamo alla condivisione e all'imprescindibile bisogno di unirsi per essere migliori, ricordando la aristotelica natura dell'uomo ad essere un “animale sociale”.

Beppe Borella (Bergamo, 1972), inizia a lavorare come fabbro approcciandosi al ferro come primo materiale di costruzione. Il contatto con il mondo dell’arte avviene grazie all’incontro col gallerista Stefano Fumagalli che gli svela i segreti delle opere dei grandi maestri dell’arte contemporanea. Ad attrarlo sono soprattutto le sculture, che accendono in lui un’innata capacità creativa oltre che tecnica. Doti che Borella perfeziona collaborando con Giuseppe Uncini alla realizzazione di alcuni grandi lavori in cemento e ferro. È proprio lavorando questi materiali che quasi per uno scherzo del destino si concretizza il fatidico incontro col marmo, da modellare e levigare creando
giochi di luci e ombre. L’unione perfetta di manualità e creatività permette così all’artista di scolpire opere che sembrano provenire dagli spazi siderali e all’improvviso dialogano con la Pop Art. cogliendo il significato più giocoso e accattivante del termine.

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