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Rosario Fiorello al Teatro Regio di Parma - foto ROSA Production

Rosario Fiorello al Teatro Regio di Parma - foto ROSA Production

'L'ora del Rosario' conquista il Regio e Fiorello incolla tutti alla poltrona

Il ciclone della comicità travolge tutti: dai vegani, ai modi di fare degli italiani, duetti d'autore e balli da show man poliedrico. Il Fiore esalta Parma e replica (mercoledì 23)

Chissà se i parmigiani si saranno risentiti per la 'r' moscia, o per il loro patriottismo intrinseco che diventa campanilismo e spesso sfocia nella difesa estrema della parmigianità. Onestamente, pensiamo di no, perché quando Fiorello al Teatro Regio ha incassato l'applauso della folla, (a proposito, il sold out era annunciato da mesi) vedendo la platea alzarsi in piedi e battere le mani per due minuti ininterrotti, si fa fatica a credere che qualcuno si sia risentito. E si sfida chiunque, parmigiani e non, a confutare le tesi dello show man. Perché 'L'ora del Rosario' ha snocciolato con comicità garbata e ritmo forsennato, delle verità assolute sulla quotidianità e sulla vita dei giorni nostri. Va detto, prima dello spettacolo nella splendida cornice del Teatro Regio di Parma, Fiorello aveva girato parecchio per la città. Elemento caratteristico del suo nuovo show, come lui stesso tiene a precisare, che serve a buttarsi in mezzo alla gente, per capire quello che la gente pensa e come la gente si comporta, come parla, quali abitudini abbia e, soprattutto, come agisce nella vita di tutti i giorni. Gente che diventa parte attiva, che partecipa in qualche modo, regalando spunti al Fiore che, divertito quasi quanto la platea, batte sulla cadenza del dialetto parmigiano, riproducendo lo slang e a tratti, 'storpiandolo' iperbolicamente.

Il tutto non prima di aver ricordato il rispetto della vita, dopo gli episodi di Bruxelles che paralizzano e ti fanno sentire impotente di fronte alla follia dell'uomo: "Fare uno spettacolo in una giornata drammatica come quella di oggi significa avere rispetto della vita. I fatti di Bruxelles ci inducono a pensare, a riflettere, ma non possiamo non avere rispetto della vita. Che è normalità, che è anche questo". In un clima surreale, la voce di Fiore troneggia con la 'scena morta', buia, scura come le nostre anime. Anime redarguite dal prete Rosario che sorprende tutti entrando dalla porta principale per andare sul palcoscenico. "Buonasera, peccatori di Parma, benvenuti -  accompagnato dal 'chierico' Enrico Cremonesi, il maestro vegano preso in giro simpaticamente dallo show man -". Dopo aver diviso il Teatro in posti occupati da "poveri e super poveri, messi in alto perché senza soldi", dopo qualche scenetta di plautina memoria, di teatro nel teatro, Fiorello 'ruba' un telefono da una signora della platea, costringendola a scollarsi dalla poltrona per andare a recuperare lo smartphone, diventato nel frattempo, intrattenimento comune, soprattutto nella lettura dei messaggi privati. Nell'imbarazzo della mal capitata, Fiorello saluta tutti dal palco e, sempre in abiti talari, annuncia: "Se non fate la preghiera tutti insieme, vi succede una cosa brutta, e gli ultimi che non lo fecero qui a Parma, furono i dirigenti del Parma Calcio... ".

Tutto in un italiano 'sicilianizzato' che anticipa canti e monologhi dal ritmo esaltante, capaci di incollarti alla poltrona e non annoiarti mai. Il ciclone della comicità travolge tutti, dai bambini agli spettatori un po' più avanti con l'età, dalle donne agli uomini, presi di mira per come fanno la pipì dopo una certa età, o per aver cambiato le loro abitudini per colpa della tecnologia, che, in ogni età, diventa protesi di una felicità che spesso è effimera. "E' più facile uscire di galera che dai gruppi di chat - dice il comico siciliano, che poco dopo si lascia andare a duetti con Tony Renis 'in collegamento' da Las Vegas e con Mina -. Ringraziamo la storia della musica italiana".  Imitazioni super, esaltazione dell'italianità e degli italiani, zero satira politica: "Non so se avete notato - dice Fiorello - ma qui non si è mai fatta ironia su quella che è la nostra situazione politica. Perché? Perché la satira la fanno direttamente loro". Bacchettate ai vegani, simpaticamente ripresi perché "in una città come Parma non possono fare così. Qui si frustano con le fette di prosciutto". E ancora, elogio al Teatro Regio, tempio della lirica e ora 'prestato' (con grandissimo successo, oseremmo dire) alla comicità di Fiorello che saluta rappando l'inno di Mameli e ricordando di amare il tricolore italiano e quello... belga, mai come ora, mai più di ora, in ore tristi e difficili per tutta l'umanità. Poi se ne va prendendosi l'abbraccio del pubblico estasiato con addosso una maglia: "Grazie, Parma". Che, in fondo, non può essersi risentita... .

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