la ricetta di confindustria: tagli ai servizi pubblici e pioggia di miliardi agli imprenditori!

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

All’assise nazionale di Confindustria, il presidente degli industriali Boccia ha presentato il piano per “Lavoro, crescita e riduzione del debito”. Il piano prevede un pacchetto di oltre 210 miliardi di soldi pubblici da destinare agli imprenditori nel prossimo quinquennio: 93 miliardi sarebbero le risorse liberate dall’Europa mentre i rimanenti 120 dovrebbero essere il risultato di azioni sul bilancio pubblico italiano. In quale modo? Oltre al sempreverde e mai messo in campo contrasto all’evasione fiscale, spiccano altri due punti particolarmente cari anche al ceto politico che ha governato in questi anni. Da una parte, i contribuenti (cioè in larghissima parte lavoratori, disoccupati e giovani) dovrebbero aumentare la compartecipazione al costo dei servizi pubblici per sanità, scuola, università, trasporti pubblici locali. Dall’altra, governo e amministratori dovrebbero intensificare la spending review a tutti livelli: dal bilancio dello stato, passando per le regioni e arrivando agli enti locali. In questo modo verrebbe garantita la pioggia di miliardi pubblici che gli imprenditori esigono per investire e innovare. Si vuole una maggiore crescita economica? Vengano date risorse pubbliche ottenute dal taglio allo stato sociale ai privati! Una ricetta così risolutiva che da decenni è stata sistematicamente messa in campo da tutti i governi, di centrodestra e centrosinistra, producendo solo più precarietà e maggiori disuguaglianze economiche. Politiche di questo tipo hanno peggiorato e possono solo ulteriormente peggiorare le condizioni di lavoratori e giovani. È necessario rimettere in discussione la proprietà e la gestione privata dei servizi essenziali per la collettività. Sinistra rivoluzionaria è per la nazionalizzazione di tutte le aziende privatizzate, delle reti di trasporti, telecomunicazioni, energia, acqua e ciclo dei rifiuti, dei grandi gruppi industriali (senza indennizzo eccetto che per i piccoli azionisti) e per il controllo e gestione dei lavoratori di tutte le aziende nazionalizzate.

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