morti e infortuni sul lavoro: non è fatalità, è il sistema economico!

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

La morte dei tre operai intossicati all’azienda Lamina SPA ha riacceso i riflettori sulle morti sul lavoro. Dai media nazionali le prese di posizione che si sentono sono sempre le stesse: le leggi sulla sicurezza ci sono ma non vengono applicate, la sicurezza sul lavoro rimane un grande problema irrisolto, serve una maggiore formazione e una maggiore cultura della sicurezza, servono più controlli e via di questo tono. Un copione di frasi fatte che si ripete e che rimuove responsabilità e incapacità di un sistema produttivo nel garantire l’incolumità dei lavoratori. L’Inail riporta mille morti e mezzo milione di infortuni per quanto riguarda il 2017. A questi vanno aggiunti tutti quei casi che sfuggono all’ente, perché non denunciati o perché relativi al lavoro nero. In media, ogni giorno, feriale o festivo che sia, tre persone perdono la vita sul lavoro o nel tragitto casa - lavoro. Parlare di fatalità significa evitare di analizzarne le cause: è un intero sistema che non funziona. Se consideriamo quei casi in cui anche dal punto di vista giudiziario emergono lampanti responsabilità, troppo frequentemente si ha un nulla di fatto: prescrizioni o manager condannati che rimangono liberi come nel caso della Thyssen in cui morirono sette operai. “Tra gli imprenditori si diffonde un senso di impunità ”è il riscontro dell’ex magistrato Guariniello. Quello in cui viviamo è un sistema economico che si regge sull’incremento della produttività, beni e servizi devono essere ottenuti abbattendo i costi. Esattamente come per fasce sempre più consistenti di lavoratori le retribuzioni diminuiscono, parallelamente vengono tolti diritti e tutele. E non esistono diritti e tutele intoccabili. La salubrità e la sicurezza del luogo di lavoro possono tranquillamente finire in secondo piano se deve essere garantita l’efficienza e la produttività, i costi vanno abbattuti pena l’impossibilità per un’azienda di rimanere competitiva sul mercato. Non è un caso che la ripresina economica dell’ultimo periodo abbia anche comportato un incremento delle morti sul lavoro, così come non rappresenta una strana coincidenza il fatto che i lavoratori Amazon denuncino l’abnorme numero di infortuni e patologie nei magazzini della più redditizia multinazionale esistente al mondo. Non sarà una normativa sulla sicurezza più stringente a mutare radicalmente le cose, non lo sarà nemmeno la promessa di maggiori controlli da parte dello stato: è un intero sistemo economico e sociale che va cambiato, serve una produzione finalizzata al benessere della popolazione e non a far guadagnare sempre più soldi ad azionisti e proprietari d’azienda, manager, banchieri. Un sistema economico sotto il controllo dei lavoratori.

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