Ultimi giorni per 'Parma: immagini della città dal Ducato all’Unità d’Italia'

Si conclude il 19 febbraio l'ultima di una serie di manifestazioni culturali che la Fondazione Cariparma ha dedicato alla celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia

Pier Giorgio Ferrarini, Vicolo chiuso presso San Giovanni Evangelista, c. 1871. Galleria Nazionale di Parma

Si conclude il 19 febbraio l’ultima di una serie di manifestazioni culturali che la Fondazione Cariparma ha dedicato alla celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. La mostra “Parma: immagini della città dal Ducato all’Unità d’Italia” si pone in continuità con la precedente manifestazione “1860: prima e dopo. Gli artisti parmensi e l’Unità d’Italia”, documentando un passaggio epocale, segnato dal tramonto del Ducato e dalla nascita dello stato unitario nazionale.

La città viene presentata attraverso dipinti, disegni ed incisioni (una sessantina i pezzi in mostra), circa 80 riproduzioni di stralci catastali ottocenteschi, 50 fotografie d’epoca e 30 contemporanee. I materiali costituiscono uno spaccato del periodo di transizione della città emiliana da capitale di uno stato autonomo, a capoluogo di provincia di una vasta unità territoriale. Le trasformazioni che seguono il nuovo assetto politico investono in maniera diversa i centri urbani della penisola, interessati da interventi di pianificazione edilizia e nuovi monumenti risorgimentali, ma si riflettono anche sulla vita sociale e civile dei cittadini. Sullo sfondo di questo contesto più ampio, la mostra illustra il “caso di studio” della città di Parma e focalizza l’attenzione sulle trasformazioni della società parmense e del tessuto urbano, quelle più avvertibili ma anche quelle silenti, ricorrendo alla testimonianza delle immagini. Le fonti iconografiche tuttavia non costituiscono soltanto un documento per la storia urbana: vengono interrogate anche per ricostruire la fortuna del vedutismo a Parma, un genere pittorico legato agli ambienti dell’Accademia di belle arti, e per rintracciare le origini e gli sviluppi della fotografia di paesaggio.carlo-gardini-vicolo-san-giovanni-2

La mostra, curata da Gianfranco FiaccadoriAlessandro Malinverni (Università di Milano) e Carlo Mambriani (Università di Parma), è articolata secondo un percorso di otto nuclei tematici legati ai punti di vista attraverso cui viene restituita la città, dando voce ai luoghi di rappresentanza ufficiale, come la Piazza Grande (oggi Piazza Garibaldi), ma anche agli angoli e alle vie più nascoste, sicuramente più suggestive e caratteristiche. Il percorso si avvale del sostegno di piantine che riproducono le prospettive delle immagini sulla mappa della città, semplificandone così la lettura, che risulta più immediata ed interessante, grazie anche al confronto diretto con le fotografie realizzate da Carlo Gardini appositamente per la mostra. La scelta dei curatori di accostare delle immagini contemporanee rende più vibrante e dinamica la presenza dello spettatore, venendo incontro così anche al visitatore di passaggio, che non ha familiarità con i luoghi illustrati.

Il suggestivo percorso invita alla riflessione sullo stretto connubio tra storia politica e vita civile, trasformazioni urbane e quotidianità. E, perché no, anche a tentare un paragone con la nostra contemporaneità.

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Foto a destra: Il fotografo Carlo Gardini interpreta la stessa veduta del vicolo chiuso presso S. Giovanni Evangelista

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