La gioia infinita dei Negrita invade il Regio

La band toscana rivisita i successi: il mix di stili diverte il Regio

Seppure spogli dei soliti arrangiamenti, l’anima rock è rimasta dentro i Negrita. L’occasione per festeggiare i 25 anni di carriera li ha presentati al Teatro Regio più ‘composti’ del solito. Più acustici, più morbidi nella musicalità ma molto attraenti, coinvolgenti in un tour teatrale che ha celebrato il ventennale di Reset, l’album che li ha fatti passare da un gruppo underground a un gruppo conosciuto, per usare le parole di Pau. 

Aiutati sicuramente dal successo dei film di Aldo, Giovanni e Giacomo, è pur vero che i Negrita hanno trascinato almeno due generazioni. E pure il Teatro Regio. Il fuori programma della chitarra rotta aiuta a familiarizzare con il pubblico, voglioso delle note classiche della band toscana e di certo non scompone i piani dei ragazzi sul palco. Dopo qualche minuto di imbarazzo, riempito da un monologo di spartano di Pau, il Regio conosce ‘Che rumore fa la felicità’. La nostalgia li porta dritti agli anni d’oro, i sei brani di Reset, con un richiamo a ‘Vita spericolata’ di Vasco, richiama l’attenzione del teatro, che comincia a disinibirsi sulle note di Mama maè, rivisitata e suonata in acustica, prima di abbandonarsi al suond de ‘Il giorno delle verità’ eseguita da Drigo è accompagnata da Mac. 

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L’acustica ammalia anche con Magnolia, che accarezza le corde vocali del pubblico e lo riporta indietro negli anni. Il rock lascia spazio al graffio melodico del contrabbasso, occasionale strumento di teatro presente nel rock della band toscana. Coinvolgente, delicato. Da salotto. L’atmosfera quasi country de ‘Non torneranno più’ sorprende anche Pau che quasi si dimentica le parole ma poi recupera alla grandissima divertendo e divertendosi allo stesso tempo, sottolineando il cambio di pelle per l’occasione teatrale. Che piace. Il mezzo blues improvvisato con ‘Cambio’, il brano che li ha portati alla notorietà, è originalissimo e coinvolgente. Finisce con una ‘Gioia infinita’ che pervade il Regio, unito in un grande applauso.

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