Some girl (s)

Some girl(s) è l’amaro e simpatico viaggio che Guy, trentacinquenne sull’orlo del matrimonio e quindi della maturità, intraprende alla ricerca delle sue ex fidanzate, per chiarire tutti i dubbi e le incomprensioni che hanno attanagliato il suo passato da partner. La sua ricerca di una nuova “verginità sentimentale” deve infatti, secondo Guy, passare dalla purificazione dei fallimenti e degli errori che hanno portato alla fine delle sue storie precedenti. All’interno di quattro camere d’albergo tutte inquietantemente simili, in un allestimento minimale e quasi simbolista, Guy s’inoltra nei rapporti con le sue donne passate, e il risultato di questi incontri è del tutto inaspettato: egli n’esce sempre più indebolito e incerto, in una continua sconfitta che lo porta lontano dalla tanto agognata maturità. In parte a causa della sua ambizione malsana, frutto di un cinismo condito di superficialità, in parte per il suo stato di “adultescente” proveniente da una società in cui l’inesperienza giovanile si protrae fino ai quarant’anni, il protagonista (dal nome simpaticamente anonimo) si trova nel bisogno di consumare le sue relazioni fino al parossismo, dal quale poi esce svuotato e per niente maturato. In compenso, proprio la sua superficialità gli permetterà di rialzarsi senza troppi pensieri. La cifra del testo è il realismo spinto quasi al suo estremo, alla maniera dei maestri della Nouvelle Vague, e chiama lo spettatore ad una partecipazione alienata, ad una “identificazione non rassicurante”; le camere d’albergo sono camere stagne in cui il protagonista appare come un altro-da-noi stranamente simile, con le nostre paure e le nostre simpatiche meschinità. 

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