Teatro delle Briciole: Celestini, un Gesù postmoderno‏

In un appartamento di periferia vive un Gesù improbabile, pieno di dubbi e di paure, tornato sulla terra non per redimerla ma per osservarla. Dialogando con la fisarmonica popolare e raffinata di Gianluca Casadei e con la voce fuori campo di Alba Rohrwacher, Ascanio Celestini porta in scena a Parma, nella stagione del Teatro delle  Briciole, «Laika», il suo nuovo spettacolo prodotto da Fabbrica in cui indaga le contraddizioni e le incertezze delle religioni nel tempo presente attraverso lo sguardo umanissimo di un Cristo che è «solo sul cuor della terra» (domenica 7 febbraio ore 21, informazioni e biglietti 0521 989430,www.solaresdellearti.it/teatrodellebriciole).

«Con la crisi delle ideologie nate dall’illuminismo e concretizzatesi soprattutto nel '900  anche le religioni hanno subito un contraccolpo», dice Celestini. «L’ebraismo ha trovato una patria mescolando le incertezze religiose alle certezze nazionaliste, anche l’islamismo è diventata una religione di lotta e di governo, mentre il cristianesimo si trova a vivere la sua fase più contraddittoria. A distanza di un paio di millenni ci troviamo ora a rivivere le incertezze del cristianesimo delle origini, frutto dell’ebraismo e seme dell’Islam. Queste incertezze vorrei che passassero in maniera obbligatoriamente grottesca e ironica nel personaggio che porterò in scena: un povero Cristo che può agire nel mondo solo come essere umano tra gli esseri umani. Uno che sente la responsabilità ma anche il peso di essere solo sul cuore della terra».

Ecco allora la apparizione di un Cristo contemporaneo, che dalla sua finestra vede il parcheggio di un supermercato e un barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Nell’appartamento Cristo non vuole che entri nessun altro, ma è interessato a ciò che accade fuori. Come se il mondo fosse il parcheggio davanti alla sua finestra. Il mondo in mille metri quadrati di asfalto osservati da un paradiso-monolocale pochi metri al di sopra. Il barbone è un nordafricano scappato dal proprio paese. Anche la scena è scarna e senza gli oggetti che siamo abituati a vedere in un appartamento. La cecità del personaggio è una cecità psichica, quella che secondo William James «consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle». Insomma non il Cristo che è vero Dio e vero uomo, ma un essere umanissimo fatto di carne, sangue e parole. Non sappiamo se si tratta davvero del figlio di Dio o di uno schizofrenico che crede di esserlo, ma se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità (e dunque anche il dolore), questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

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