verso traiettorie... - alfonso alberti

Alfonso Alberti - pianofortemusiche di Pizzetti/Alberti, Liszt, Ligeti, Bulfon, Prokof’ev

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Programma della serata: Ildebrando Pizzetti (1880–1968) da "Assassinio nella cattedrale" (1958) "Assassinio e finale" elaborazione per pianoforte di A. Alberti Franz Liszt (1811–1886) "Nuages gris" (1881) "Valse-oubliée n. 1" (1881) "Valse-oubliée n. 2" (1883) "Valse-oubliée n. 3" (1883) "Valse-oubliée n. 4" (1883) "La lugubre gondola II" (1885) "Unstern: sinistre, disastro" (1886) György Ligeti (1923–2006) "Vertige (1990) dal "secondo libro degli Studi" Stefano Bulfon (1975) "Le temps est un fleuve sans rives" (2010) Sergej Prokof’ev (1891–1953) "Sonata n. 7" op. 83 (1939–1942) - Allegro inquieto - Andante caloroso - Precipitato Anche «Verso Traiettorie…» celebra il cinquantesimo anniversario della morte di Ildebrando Pizzetti, inserendosi nelle celebrazioni, volute dal Comune di Parma in suo onore, con un concerto del pianista milanese Alfonso Alberti che, il 4 aprile alle ore 20:30 alla Casa della Musica, aprirà l’ottava edizione della piccola rassegna primaverile di musica classica, moderna e contemporanea organizzata da Fondazione Prometeo come viatico al corposo programma autunnale di «Traiettorie», che quest’anno toccherà la ventottesima edizione. Il programma di Alberti è nella prima parte rivolto a un’esplorazione del terzo stile, o delle brume della senilità: in apertura di programma proporrà infatti una propria elaborazione dell’epilogo di «Assassinio nella Cattedrale» di Pizzetti («Assassinio e finale»), i cui sentori mistici di morte andranno ad affiancarsi a quelli del Liszt di «Nuages gris», di «Unstern», de «La lugubre gondola II» – scritta sotto l’inquietante presentimento della fine imminente di Wagner – e a quelli dell’attonito meccanismo delle «Valse-oubliée», vale a dire alcune delle visionarie e solitarie creazioni lisztiane degli anni Ottanta. Allo stesso Liszt si richiamano senz’altro gli «Studi» di György Ligeti, di cui Alberti eseguirà uno dei più sfuggenti e filosofici, «Vertige» dal secondo libro. A questi pezzi fanno da pendant due brani molto diversi fra loro, ma allusivi ad altrettante diverse forme di drammaticità: quella frantumata e neoromantica di «Le temps est un fleuve sans rives», pezzo datato 2010 del quarantatreenne friulano Stefano Bulfon, un farsi e disfarsi continuo di frammenti che solo in quel momento permettono di intuire in un barlume assoluto e magico il senso del tutto; e l’ansiosa fatalità, lirica e tragica al tempo stesso, della settima Sonata di Prokof’ev (1942), che fu resa grande da Horowitz. Nato nel 1976, Alfonso Alberti tocca quest’anno il primo quarto di secolo di carriera, cominciata nel 1993 al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con il Quarto Concerto di Rachmaninov e proseguita in un crescendo cólto e meditato sotto il segno della musica otto-novecentesca e di numerose prime di autori contemporanei (Solbiati, Traversa, Castaldi, Gaslini, Baboni Schilingi, Gervasoni, Platz, Sinopoli, Sugiyama, Pesson), anche in collaborazione con altri interpreti (il flautista Pierre-Yves Artaud, il percussionista Maurizio Ben Omar e il trombonista Barrie Webb) oltre che nelle file di Ensemble Prometeo. Fra le sue registrazioni spicca l’integrale per pianoforte di Niccolò Castiglioni. All’attività d’interprete affianca anche quella musicologica: due monografie su Niccolò Castiglioni e Vladimir Horowitz e un volume sull’interpretazione delle sonate di Debussy.

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