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Ferdinando i di Borbone, tra arte e devozione

Proseguendo il filone di studio sulle collezioni ducali disperse dopo l’Unità d’Italia, si è andati ad approfondire la conoscenza di un personaggio fondamentale per le arti e la devozione nel territorio parmense: Ferdinando I di Borbone Parma (1751-1802). La mostra, a cura di Giovanni Godi, storico dell’arte e di Antonella Balestrazzi, ricercatrice e membro del gruppo di lavoro del progetto di valorizzazione culturale della Reggia di Colorno, attraverso una ricca documentazione iconografica, storica e religiosa, vuole restituire un’immagine nuova e diversa di Don Ferdinando, liberata dai pregiudizi sulla sua eccessiva devozione religiosa e più incentrata sulla sua “curiositas” d’intellettuale, collezionista, poliedrico protettore delle arti e degli artisti.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Una sezione della mostra è dedicata all’iconografia di Don Ferdinando e dei suoi famigliari, con numerosi ritratti e incisioni. Spiccano in particolare quello eseguito da Antonio Bresciani nel 1767 e ora conservato al Monte dei Pegni di Busseto, il ritratto del Vescovo Adeodato Turchi di Gaetano Callani, mentre legati alla pratica devozionale di Ferdinando sono opere come “La Beata Orsolina De Veneri rimprovera il Papa” di Benigno Bossi, la “Madonna del Buon cuore” sempre di Antonio Bresciani o “Sant’Anna insegna a leggere a Maria Vergine” di Pietro Melchiorre Ferrari. La sezione monumentale vede i progetti per la Chiesa di San Liborio di Turbini, Cassetti e Petitot, quindi numerosi disegni preparatori per dipinti per lo più di tema religioso (episodi della Bibbia) e allegorico. Tra questi vi è l’Allegoria delle nozze di Don Ferdinando di Andrea Rossi da Pietro Melchiorre Ferrari e quella di Volpato da Petitot. Il celebre architetto neoclassico è molto presente nell’esposizione, nonostante Ferdinando avesse di fatto utilizzato e preferito i suoi allievi anche nella cappella palatina di San Liborio, forse perché più disponibili ad assecondare le sue richieste e ad interpretare la sua volontà nella creazione di luoghi di culto dove l’arte e la devozione dovevano reciprocamente esaltarsi. Infatti il duca, avvalendosi d’abili artisti di corte, arricchisce la già reale residenza con la citata chiesa di San Liborio, il convento dei Domenicani e il nuovo appartamento privato con specola astronomica. Molto estesa è anche la sezione relativa ai documenti e ai libri pubblicati durante il suo governo (Diari, Raccolte di rime, Preghiere, Calendari, Vite di Santi, il contratto matrimoniale e il Trattato di pace con Napoleone). Infine, numerosi apparati celebrativi e oggetti per le funzioni religiose, tra cui molti preziosi reliquari che Ferdinando cercò e portò lui stesso a Colorno, appagando una sorta di collezionismo devoto attorno al quale gli edifici diventavano preziose urne di arte e di preghiera. Molto importante è capire come in lui la fede sia stata un ulteriore stimolo alla ricerca, all’arricchimento culturale e artistico proprio come fece due secoli prima Filippo II d’Asburgo all’Escorial, anche se in più vaste dimensioni. Va poi sottolineato anche il contesto culturale e politico decisamente sfavorevole alla spiccata religiosità di Ferdinando. La sua parabola esistenziale fu infatti contemporanea all’epoca dei Lumi, alla Rivoluzione francese e a Napoleone che invece si distinse per l’avversione nei confronti della Chiesa e per la soppressione di Ordini religiosi e conventi. Da parte sua, Ferdinando fu coraggiosamente contro corrente e moderno, perché risoluto sostenitore di una cultura capace di conciliare arte, religione e scienza, di unire morale ed estetica. In questo fu illuminato senza essere illuminista e religioso senza essere bigotto, come forse ingiustamente e riduttivamente lo si è in altre occasioni definito. Con questa mostra i suoi curatori hanno voluto dare un nuovo spessore e mettere sotto una luce diversa e più accattivante Ferdinando di Borbone Parma. Ferdinando I di Borbone-Parma Tra arte e devozione Reggia di Colorno (Parma) 18 maggio – 28 luglio 2024 Orari: Maggio: da lunedì a domenica, 10-13 / 15-18 Giugno/luglio: da martedì a domenica 10-13 / 15-18 Biglietti: BIGLIETTO INTERO con visita guidata € 12,00 BIGLIETTO INTERO con audioguida​€ 10,00 BIGLIETTO RIDOTTO con visita guidata € 11,00 BIGLIETTO RIDOTTO con audioguida​€ 9,00 Ragazzi da 7 a 18 anni, studenti universitari muniti di tesserino, adulti oltre i 65 anni, soci FAI, soci Touring Club e 1 accompagnatore, possessori passaporto dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli, soci ICOM e ICOMOS BIGLIETTO RIDOTTO GRUPPI € 8,00 Gruppi composti da almeno 15 persone con prenotazione, scolaresche in visita d’istruzione BIGLIETTO OMAGGIO Bambini fino a 6 anni, portatore di handicap con accompagnatore, 1 accompagnatore per ogni gruppo organizzato, 1 insegnante ogni 15 alunni in visita d’istruzione, giornalisti muniti di tesserino in corso di validità Informazioni: tel. +39 0521.312545 - mail: reggiadicolorno@provincia.parma.it Ufficio stampa Manuela Bartolotti | ufficiostampambart@gmail.com Catalogo Edizioni Grafiche STEP Parma Con saggi di Alessandro Boni, Giuseppe Bertini, Alberto Crispo, Stefano L’Occaso, Paola Cirani Patrocinio Regione Emilia-Romagna Promotori Provincia di Parma, Comune di Colorno Organizzazione ANTEA Progetti e Servizi per la Cultura e il Turismo – Colorno (Parma) EVENTI COLLATERALI Programma conferenze Sabato 25 maggio - Alessandro Boni “Don Ferdinando di Borbone, un principe illuminato di profonda devozione” Sabato 1 giugno - Giuseppe Bertini “Ferdinando e le chiese di Colorno” Sabato 8 giugno - Alberto Crispo “Don Ferdinando e la pittura” Domenica 16 giugno - Paola Cirani “Don Ferdinando, la musica e l’organo Serassi” Le conferenze si terranno nella Cappella Ducale di San Liborio alle ore 18:00 In occasione di tutte le conferenze sarà suonato l’organo Serassi in collaborazione con l’Associazione Giuseppe Serassi

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