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ISPRA e Rete Ambiente lanciano l'allarme: "il 70% delle nostre acque è contaminato"

Un allarme sconvolgente lanciato dall'Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale e da Rete Ambiente, le acque che passano per il nostro territorio sono contaminate. Da ciò deriva un grave danno per la salute umana e l'industria agroalimentare...

La Pianura Padana diventata dalla zona più fertile e ricca della nazione a quella più avvelenata e in continua perdita economica... sono alcune delle considerazioni di Rete Ambiente Parma che, insieme a ISPRA (Istituto Superiore per la ricerca Ambientale) segnalano l'ennesimo allarme di emergenza ambientale sul nostro territorio: "il 70% delle acque emiliane è contaminato da diserbanti e altre sostanze nocive". Quali e quanti danni derivano da questa affermazione?

SUONA L'ALLARME, E' QUELLO DI ISPRA

 L'ex sindaco di Felino Barbara Lori, attualmente approdata in Regione, aveva affermato che Rete Ambiente Parma (Rap) faceva solo terrorismo ambientale, seminando ingiustificato allarme tra la popolazione.

Pensando alla sua totale incompetenza sul tema, sovveniva un riso amaro, consapevoli del potere da lei rappresentato Comune e in Regione.

Rete Ambiente però oggi non è più sola.

Al suo fianco ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), che conferma le tesi sovversive di Rap. Le acque dei nostri fiumi sono impestate e quelle delle falde acquifere sotterranee anche.

Il 70% delle acque superficiali in Emilia è contaminato dal glifosato, diserbante cancerogeno, e da altre 200 sostanze nocive, la cui ricombinazione produce un mix di veleni.

Le falde acquifere sotterranee non sono solo minacciate dalla lisciviazione dell'azoto e dai nitrati, ma anche da diserbanti e pesticidi.

Lo zuccherificio Eridania di S.Quirico di Trecasali chiude perché gli agricoltori non coltivano più bietole, non più remunerative. Prezzi crollati per la concorrenza del Nord Europa.

Così tutti a coltivare mais da biodigestare nelle oltre 1.000 centrali a biogas della Pianura Padana.

Ma i milioni di tonnellate di quel biodigestato, pieno di ammoniaca, viene poi riversato nelle campagne e nei coltivi di pregio, nei prati di erba medica per la produzione di latte e formaggio grana.

Quell'azoto ce lo ritroviamo a tavola nelle insalate, verze e pomodori. La presenza di nitrati negli ortaggi è considerato un problema di salute pubblica.

Problemi alla tiroide, scarsità di vitamina A e in certi casi, cancro allo stomaco.Se anche la lattuga diventa pericolosa siamo veramente sull'orlo di un disastro. 

Non è più il caso di parlare di diete, ma di ambiente.

Abbiamo trasformato la Pianura Padana, la terra più fertile d'Europa, in una landa grigia, priva di alberi e di filari di vite, un paesaggio nudo e tetro. Per rincorrere le promesse dell'agricoltura industriale abbiamo imbottito la terra di veleni. 

E a questi abbiamo aggiunto i prodotti delle centrali a biomassa.

Che percolano fatalmente nelle falde acquifere, sommandosi ad altri inquinanti nitrici derivati dalle migliaia di allevamenti industriali. Ecco perché l'acqua che ci arriva in casa costa sempre di più in bolletta.

Il costo della depurazione è pari se non superiore a quello dell'acqua stessa. Ma non c'è limite al peggio. L'aria che respiriamo è più pericolosa del suolo agricolo e dell'acqua inquinati.

Alle emissioni industriali si sono sommate quelle degli inceneritori, quelli dei cogeneratori di biomasse, quelle del riscaldamento domestico a legna, per tacere del traffico veicolare che mangia altra pianura con nuovi tracciati di autostrade.

Ora si capiscono i dati allarmanti sul picco di mortalità nel 2015, superiore del 16,3% al 2014.

Il dato statistico era volutamente spalmato a livello nazionale, ma presumibilmente si riferiva alla zona più inquinata del paese, la Pianura Padana.

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