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Cascinapiano, taglio selettivo degli alberi? Il bosco non c'è più

Cascinapiano, taglio degli alberi per la sistemazione dell'alveo del Parma. Scattano le polemiche per le modalità di un taglio che avrebbe dovuto essere selettivo ma che invece ha coinvolto tutte le piante presenti.

Cascinapiano, taglio degli alberi per la sistemazione dell'alveo del Parma. Scattano le polemiche per le modalità di un taglio che avrebbe dovuto essere selettivo ma che invece ha coinvolto la stragrande maggioranza delle le piante presenti. Giuliano Serioli di Rete Ambiente Parma elenca le perplessità sollevate sia da  Paolo Piavani, biologo ed ecologo del Centro Studi Monte Sporno che da Andrea Ferrari di Salviamo il Paesaggio

LA NOTA DI GIULIANO SERIOLI - "Il taglio di sistemazione nell'alveo del Parma a Cascinapiano ha rovinato il patrimonio boschivo lungo il torrente. Dopo lo straripamento rovinoso del Baganza del 2014, le amministrazioni comunali si sono preoccupate di prendere le precauzioni che avevano dimenticato in passato. Dovrebbe trattarsi di un taglio selettivo, per eliminare solo le piante secche, ammalate, inclinate o all'interno dell'alveo. Il taglio viene appaltato ad una ditta privata a compensazione, cioè a costo nullo per il Comune e il lavoro pagato con il legname disboscato. Ovviamente il guadagno per la ditta è tanto maggiore quanto più taglia. Infatti l'area viene completamente denudata. Per Marco Romano, consigliere comunale a Langhirano coinvolto a livello tecnico nel taglio, si è trattato di un buon lavoro che era necessario fare. Per Paolo Piavani, biologo ed ecologo del Centro Studi Monte Sporno, non era necessario fare un taglio del genere, perché il greto è largo e in caso di piena non ci sarebbero problemi: “Bisogna tagliare gli alberi dove è stretto, altrimenti può essere controproducente. La vegetazione, infatti, rallenta la corrente, fa da tampone alla piena. A Langhirano hanno tagliato alberi grossi che non davano problemi, era un bosco maturo. Togli gli alberi pericolanti, ci sta, ma non togliere tutto. Se dai l'appalto ad una ditta che fa biomasse non pensa a selezionare. Hanno dato l'appalto ad una ditta che produce cippato, lo fa gratuitamente, ma a patto di poter tagliare tutto”. Andrea Ferrari, esponente di “Salviamo il Paesaggio”, aveva postato le foto del dissennato esbosco. Si sta creando una filiera di esbosco perversa tra produttori di cippato ed alcune amministrazioni comunali. Pare evidente che queste abbiano poche competenze idrauliche, poco interesse per il verde pubblico e viceversa intendano favorire il rifornimento delle famigerate centrali a cippato del nostro Appennino, che, è bene sapere, non sono dotate di alcun filtro contro polveri sottili, benzopirene ed IPA. Emissioni altamente nocive per malattie polmonari e cardiovascolari ed altamente cangerogene".

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